“Telefoniamo in città. Li uccideranno non appena l’apparecchio tocca terra.”
“Sarebbero utili due levitanti bene armati. Perché non…”
“Sta’ zitto, Dillworth. Forse il pilota si è accorto di qualcosa e sta tornando verso il castello.” Tese l’orecchio, ma il rumore delle eliche si stava allontanando. “ No, continua verso la città. Io vado.”
“Dove?”
“Dentro. Voglio mettermi in contatto radio con il capo e avvisarlo.”
“Ottima idea. Una scarica di proiettili attraverso il pavimento della cabina li farà cadere dal loro trespolo.”
L’apparecchio emerse dal banco di nebbia e proseguì il viaggio sotto un cielo di stelle lucenti. All’orizzonte, le Sawtooths si stagliavano contro lo sfondo dei punti luminosi. Più vicino, ovattato dalla nebbia, il bagliore delle luci di Plain City con il raggio arancione di un faro che puntava verso il cielo. Lontano, verso sud, si poteva distinguere il leggerissimo bagliore delle luci di Big Mines. Il pilota puntò verso il faro di Plain City e si mantenne una trentina di metri sopra il banco di nebbia. Non era necessario salire a una altezza maggiore per un viaggio tanto breve. Era piegato sui comandi, gli occhi fissi sulla luce del faro. Nel subconscio sentiva che l’apparecchio era più pesante, più lento, di un’ora prima, ma non se ne preoccupò. Durante la notte il contenuto di ossigeno dell’atmosfera variava da un’ora all’altra, e i motori sembravano subirne l’influenza.
Quando l’apparecchio fu quasi sopra la città, la spia della radio si accese, e il pilota allungò il braccio per premere l’interruttore. Nello stesso istante la porta della cabina si aprì a Raven avanzò all’interno.
— Buona sera — disse rivolgendosi a Thorstern.
Con la mano sospesa a mezz’aria, il pilota diede una rapida occhiata fuori dal finestrino per accertarsi che stavano ancora volando, poi sbottò: — Ma come diavolo…