— Non vorrete… — La voce si interruppe all’improvviso, poi si sentì lo scatto della radio che veniva spenta.
— È giunto a una conclusione — disse Raven. — Ha pensato che voi e il signor Corry foste legati saldamente… che fossi io alla radio.
— Voi, chi siete? — chiese Corry con il tono di chi considera vagabondi tutti quelli che saltano a bordo di velivoli in moto.
Thorstern fece finalmente udire la sua voce. — Lasciate perdere… non potete fare niente.
Il suo cervello preoccupato espose un interessante esempio di come i pensieri incongruenti aumentino a volte nei momenti di crisi. Thorstern era assolutamente sconvolto. Giudicando da quanto era successo al castello, lui si trovava in una posizione pericolosa, aveva ottimi motivi per credere che la sua vita fosse in pericolo e che quanto prima avrebbe raggiunto il povero Greatorex. A tutto questo doveva aggiungere una specie di senso di colpa per essere andato a cercare i guai e per non potersi quindi lamentare, di averli trovati.
In quel momento, invece, Thorstern pensava ad altre cose.
“Un taxi antigravitazionale può portare un carico massimo di duecentocinquanta chili. Un elicottero, invece, può trasportare una tonnellata. Se avessi preso un taxi non mi troverei in questa situazione: non si sarebbe potuto sollevare con due persone a bordo e due appese all’esterno. Questa è l’ultima volta che prendo un elicottero… a meno che non venga accompagnato da una scorta.”
— Ma voi avete una scorta… Avete me e il mio amico — disse Raven. Poi aprì lo sportello. — Venite. Dobbiamo scendere.
Thorstern si alzò lentamente.
— Mi romperò il collo.