— Sentite, di questo abbiamo già parlato. E la cosa comincia a perdere d’interesse. Non avete ascoltato la registrazione del nostro colloquio con Greatorex?
Thorstern avrebbe voluto negare l’esistenza dei malleabili che recitavano la sua parte, ma era troppo abile per negare qualcosa che la sua mente ammetteva. Non poteva sperare di convincerli con le parole. Poteva soltanto cercare di rispondere in modo evasivo, per guadagnare tempo.
— Non so cosa abbiate detto a Greatorex — disse. — So soltanto che è morto e che voi c’entrate in qualcosa. Non mi piace. E un giorno non piacerà neanche a voi due!
Charles scoppiò a ridere. — Ecco una perfetta immagine di due persone con la corda al collo. La vostra mente pensa a colori. Mi piace il modo in cui avete fatto uscire le lingue dalla bocca, gonfie e nere. Però, certi particolari sono imprecisi. I nodi non sono fatti nel modo giusto… e io non ho due piedi sinistri.
— Devo sopportare anche la critica, oltre al fatto che mi state leggendo nel pensiero? — chiese Thorstern, rivolgendosi a Raven.
— Non ho potuto farne a meno. I pensieri sadici richiedono una risposta adatta — disse Raven. Poi cominciò a passeggiare avanti e indietro. — Convinti che Greatorex foste voi, noi gli abbiamo chiesto di non pestare i piedi alla Terra. Ha negato e noi lo abbiamo ammonito che il pestare i piedi a qualcuno è una pratica che può giustamente far risentire la vittima. Lui ha continuato a negare. In modo superbo, anche se frenato da certe limitazioni.
— Quali? — chiese Thorstern.
— Il fatto di non essere voi e di non poter prendere decisioni senza il vostro consenso. Conoscendovi, non ha osato. Si è limitato soltanto a recitare la parte imparata a memoria. Si è trovato a non poter disporre di quella iniziativa che gli avrebbe salvato la vita. — Raven fece un gesto sconsolato. — Ed è morto.
— Vi pentite di questo?
— Pentirci? — Raven lo guardò con occhi scintillanti di punti di argento. — No di certo. Non ce ne importa niente!