— Voi siete pazzo! — esclamò Thorstern, che cominciava a crederlo seriamente.
— A Greatorex non importa minimamente. E neppure ad Haller. Steen è del tutto incurante. Perché mai dovrebbe preoccuparsi Leina?
— Siete un maniaco omicida! — disse Thorstern scattando in piedi. Strinse i pugni fino a far sbiancare le nocche delle dita e riprese a parlare con voce vibrante di tensione mista a esultanza.
— Comunque, è ormai troppo tardi. Avete voluto parlare tutta la notte. E hanno captato i nostri pensieri. — Fece un gesto teatrale verso la porta. — Sentite questi passi? Sono di venti persone. Di cinquanta. Di cento. Sono i passi di tutti gli uomini della città!
— Peccato — disse Raven guardandolo impassibile.
— Provate a toccarmi e vedrete cosa otterrete! — invitò Thorstern. — Fra qualche secondo irromperanno nella casa e sarete trattato come vi meritate. — Girò lentamente la testa senza perdere di vista la porta. — A meno che io non sia in pieno possesso di tutte le mie facoltà e non dia l’ordine preciso di risparmiarvi.
— Pare che ci siamo cacciati in un brutto guaio — disse Charles, spostando lo sguardo dal soffitto alla porta, leggermente contrariato.
Thorstern si era irrigidito in mezzo alla stanza e lanciava pensieri con tutta la sua forza, senza preoccuparsi del fatto che i due li potevano captare. “ Non possono avere il coraggio di uccidermi in questo momento. Il pericolo sarebbe troppo grande. Rimanderanno i loro piani a un momento che non verrà mai. Verranno giudicati secondo le leggi terrestri. Rapidamente, prima che Heraty possa intervenire. O potrei simulare un incidente. Sarebbe più rapido e più sicuro. Sì, in un modo o nell’altro…” La sua attenzione, come quella di Charles, era rivolta verso la porta. Poco prima aveva sentito, o gli era parso di sentire, lo strisciare cauto di molti piedi. “ Devono aver sentito la presenza di questi due tipi formidabili, e procedono lentamente. Sono molto pericolosi. Quando irromperanno dovrò farmi riconoscere all’istante, prima che qualcuno tocchi con troppa precipitazione il grilletto.”
Con la coda dell’occhio guardò i due seduti sulle poltrone. Non si erano mossi e sembravano rassegnati a quella situazione senza via d’uscita. Comandata da una energia mentale lontana, la maniglia cominciò a girare, da sola.