Si mise a gridare con voce agonizzante. — Non sparate! Non sparate! — Si lanciò con un balzo verso la porta. — Sono io! Sono Thor…

La voce gli morì nella gola.

Rimase con gli occhi fissi verso il buio della notte. E passarono diversi secondi prima che la sua mente comprendesse la verità.

“Non c’è nessuno! Nessuno! Mi hanno ingannato. Mi hanno fatto sentire i rumori e immaginare le cose. Mi hanno trattato come una cavia da laboratorio. Hanno fatto girare la maniglia e hanno aperto la porta da lontano. Ipnotici e telecinetici nello stesso tempo. Possiedono talenti multipli nonostante quello che affermano gli scienziati!” Improvvisamente non riuscì più a controllare il nervosismo. “ Corri, idiota! Mettiti in salvo!”

Poi accadde l’inatteso, l’avvenimento che sconvolge i piani meglio studiati: fu il tremendo sforzo nervoso di Thorstern a provocarlo.

Fermo sulla soglia, di fronte a una strada deserta, con la certezza che le pattuglie armate dovevano trovarsi nelle vicinanze, Thorstern sollevò un piede per fare il primo passo verso la libertà. Ma si fermò.

Rimase immobile, e sulla faccia gli comparve un’espressione di sgomento. Appoggiò il piede a terra e si lasciò cadere in ginocchio, come di fronte a una divinità invisibile. Un turbine di pensieri agitati trovò espressione in una serie di frasi e di parole prive di legame.

— No… oh, non fatelo!… Non posso. Io vi dico… Lasciatemi… Steen… Non è stata colpa mia… Oh, lasciatemi…

Cadde in avanti, scosso da un tremito violento. Raven gli si chinò accanto e Charles si alzò di scatto dalla poltrona, sinceramente sorpreso. Mavis comparve sulla soglia della cucina e fissò la scena con sguardo di condanna ma non disse niente.

Raven afferrò la mano destra dell’uomo disteso a terra, e immediatamente le contorsioni cessarono; sempre stringendo, cominciò a scuotere il braccio come se avesse toccato un filo percorso da alta tensione. Sembrava che stesse combattendo contro una entità invisibile. Thorstern aprì le labbra e boccheggiò come un pesce fuor d’acqua.