— No, no, andate via… lasciatemi… io…

Charles andò all’altro lato dell’uomo disteso e aiutò Raven a trasportarlo su una poltrona. Mavis chiuse la porta, poi rientrò in cucina, accigliata.

Dopo qualche istante, Thorstern riprese a respirare regolarmente e aprì gli occhi. Sentiva strani fremiti in tutti il corpo, e aveva la spiacevole sensazione che il suo sangue fosse diventato effervescente. Gli arti avevano perso la loro forza, e i muscoli sembravano essersi trasformati in acqua. Per quanto gli seccasse ammetterlo anche con se stesso, non si era mai sentito così scosso in vita sua. La faccia era diventata cerea. Ma c’era un fatto molto più curioso: la sua mente aveva perso ogni ricordo di quanto aveva detto in quei terribili momenti, di quanto era accaduto.

Fissò Raven. — Mi avete bloccato il cuore — disse con voce tremante.

— Non è vero.

— Mi avete quasi ucciso.

— Non sono stato io.

— Allora è colpa vostra — disse girando lo sguardo adirato verso Charles.

— No. Per la verità, noi vi abbiamo salvato… se la potete chiamare salvezza — disse Charles sorridendo. — Se non fosse stato per noi, ora sareste uno dei tanti poveri defunti.

— Pretendete che vi creda? Deve essere stato uno di voi.