Erano messaggi che parlavano di astri solitari, di pianeti, di asteroidi vaganti. E ne parlavano in tono familiare, come se fossero stati strade di una città. Riferirono migliaia di pianeti, ma non nominarono mai né la Terra, né Marte, né Venere, né qualche altro pianeta del Sistema Solare.
Era inutile parlare di questi mondi, perché il loro momento non era ancora venuto.
Due scafi a sei posti della polizia si staccarono dalla Luna nel tentativo di seguire l’astronave rubata. Ma non ebbero fortuna. Raven si tuffò verso la Terra alla massima velocità, come se dovesse percorrere ancora una distanza di cinquanta anni luce, e quando ebbe gli inseguitori a una certa distanza saettò di lato, scomparendo dietro la faccia della Terra. Quando i suoi inseguitori oltrepassarono a loro volta la curva terrestre, Raven era ormai atterrato e l’astronave si era persa in uno scenario che dodici paia d’occhi non potevano certo scrutare.
Lo scafo riposava su una distesa rocciosa dal quale avrebbe potuto ripartire senza recare danno a proprietà di Terrestri. Raven si portò vicino ai reattori che si stavano raffreddando e si mise a studiare il cielo. Ma gli scafi della polizia non comparvero neppure all’orizzonte. Con tutta probabilità stavano inutilmente perlustrando una zona forse a seicento chilometri più a est o a ovest.
Raven raggiunse una strada di campagna ed entrò nella fattoria che aveva visto mentre atterrava. Per telefono chiamò dal più vicino villaggio un taxi antigravità, che arrivò immediatamente. Un’ora dopo si trovava al comando del controspionaggio terrestre.
Con la faccia lunga e lugubre come sempre, Carson gli fece cenno di sedere e congiunse le mani, quasi in atto di preghiera. Poi gli parlò con la mente.
— Siete peggio di un terribile mal di testa. In una settimana mi avete dato più lavoro di quanto faccio normalmente in un mese.
— E che ne dite del lavoro che avete dato a me?
— Non deve essere stato tanto difficile, a giudicare dalla rapidità con cui l’avete svolto. Siete uscito di qui e siete tornato con la cravatta dritta e senza un solo graffio. Nel frattempo avete molestato o spaventato uomini importanti. Inoltre, avete infranto ogni legge del codice, e io dovrò coprire le vostre malefatte. Il cielo sa come.
— Non esagerate — disse Raven. — Alcune leggi non le ho infrante. Per esempio, non mi sono mai messo a distillare tambar sulle colline. Comunque vorrei sapere se siete disposto a proteggermi. Le pattuglie di polizia di stanza sulla Luna mi hanno inseguito benché fossi a bordo di uno scafo del Consiglio.