— No, se c’è un sistema più semplice.

— Potreste rilasciarmi una dichiarazione giurata — suggerì l’avvocato, con un tono misto di dubbio, sospetto, e speranza.

— Per me va bene. Dove devo giurare?

Glaustrab afferrò il cappello, cercò gli occhiali sulla scrivania, li trovò sul naso e fece segno a Raven di seguirlo. Scesero di due piani ed entrarono in un altro ufficio dove c’erano quattro uomini. Col loro aiuto preparò il documento, e Raven, dopo averlo riletto attentamente, firmò.

— Eccovi a posto, Sam.

— È stato molto generoso da parte vostra, signor Raven. — Strinse il foglio tra le dita e con la mente vide la scena che si sarebbe svolta al processo, quando si sarebbe alzato in mezzo alla sala silenziosa per presentare il documento. Un vero colpo di scena. Per una volta tanto, Glaustrab era felice. — Molto generoso — ripeté. — Il mio cliente apprezzerà il vostro gesto.

— È quello che voglio — disse Raven cupo.

— Sono sicuro che potrete contare su di lui e… — Improvvisamente Glaustrab cambiò espressione. Gli era venuto il terribile sospetto che la dichiarazione firmata da Raven avesse un prezzo. — Come avete detto?

— Voglio che il vostro cliente apprezzi il mio gesto. Voglio che mi consideri una specie di Babbo Natale, capite? — Puntò l’indice contro il petto dell’avvocato. — Quando un branco di tipacci vuole la tua pelle, basta un po’ di gratitudine per creare discordia nelle loro file.

— Davvero? — Glaustrab osservò che quella mattina certi concetti gli sfuggivano. Si portò una mano alla tempia.