— Capisco. — Leina andò alla finestra e rimase a osservare il paesaggio. — David, in un caso simile, intendi intervenire una seconda volta?

— No, decisamente no. Questa guerra verrebbe scatenata contro quelli che sono della nostra stessa specie e contro quelli ritenuti come noi. Non mi sarà data la possibilità di intervenire. Verrò colpito senza il minimo avvertimento. — Si avvicinò a Leina e le mise una mano sulla spalla. — Potranno colpire anche te, nello stesso modo e nello stesso momento. Ti preoccupa?

— No, finché ogni cosa può rimanere nascosta.

— Potrebbe anche non accadere. — Raven spostò lo sguardo fuori della finestra, e all’improvviso cambiò argomento. — Quando compri le anatre?

— Le anatre?

— Da mettere nello stagno — disse Raven indicando il cratere. — Cos’è successo? — chiese.

— Venerdì pomeriggio, quando sono tornata dalla città, nell’attimo di aprire la porta ho sentito qualcosa nella serratura.

— Cos’era?

— Una piccola pallina azzurra con un puntino bianco, l’ho vista con la niente. Era messa in modo che introducendo la chiave avrei toccato il punto bianco. L’ho teleportata dalla serratura al campo accanto, poi ho scagliato un sasso sul puntino. La casa ha tremato fino alle fondamenta.

— Il lavoro di un microtecnico — commentò Raven — e del telecinetico che l’ha introdotta nella serratura. — L’ultima frase rivelò di nuovo la sua insensibilità. — Se il trucco fosse riuscito avresti provato una bella sorpresa.