“Come?”
“Leina ti sta’ ripetendo la stessa cosa.”
“Esatto” pensò Raven. “ Ci siamo messi d’accordo nel non andare d’accordo.”
“Anche noi. A volte, da come mi guarda, diresti che sono un deliquente minorile. La cosa più importante sarà protetta qualsiasi cosa accada. Ma perché mai le donne devono sempre avere tanta paura?”
“Perché guardano questi mondi da un punto di vista femminile e materno. Tu e io abbiamo lanciato il pargolo troppo in alto.”
“Penso che tu abbia ragione.” Poi il pensiero di Charles divenne ironico. “ Ma come fai a saperlo? Quanti pargoli hai…”
“Uso l’immaginazione” interruppe Raven. “ Ciao, Charles.”
Rispose un borbottìo telepatico di saluto.
Raven girò lo sguardo verso Leina: stava sdraiata a occhi chiusi nella poltrona, e teneva la faccia rivolta alle stelle. La osservò per un attimo con tenerezza, ma non il corpo di carne che era visibile agli uomini normali: quella faccia era solo una maschera presa a prestito, dietro cui Raven poteva vedere la vera Leina. A volte dimenticava che lei aveva una faccia, la faccia di un’altra e vedeva soltanto quello che le brillava negli occhi.
Leina non si rese conto che Raven la stava guardando. Aveva la mente rivolta lontano, ed era assorta nell’ascolto dell’interminabile chiacchierio che proveniva dallo spazio.