Leina non fece commenti e continuò a tenere lo sguardo fisso alla parete, senza mostrare alcuna preoccupazione.
— Il telepatico può schivare l’ipnotico a distanza perché può leggere le intenzioni dell’altro e ha lo spazio che lo protegge — disse Grayson con l’autorità della persona che ha fatto delle esperienze personali.
— Ma a distanza ravvicinata non ha possibilità di scampo. L’ipnotico risulta sempre vincitore. Lo so perfettamente! Gli ipno mi hanno fatto parecchi scherzi, specialmente dopo che avevo bevuto qualche bicchiere di whisky venusiano.
La donna non rispose. I suoi lineamenti rimasero impassibili, nello sforzo di ascoltare dietro e oltre le chiacchiere dell’altro.
Grayson fece un rapido tentativo di scrutare la mente della donna, sperando di coglierla di sorpresa. Ma andò a colpire uno scudo impenetrabile. Lei era riuscita a resistergli senza sforzo, e continuava ad ascoltare, ascoltare. Il rumore quasi impercettibile di una zuffa giunse dall’altra stanza, seguito da un respiro affannoso.
Grayson si girò leggermente, come la persona che sospetta di aver sentito qualcosa che non doveva sentire. — Comunque, ci sono ancora io, con questa pistola, e il gruppo di amici che aspetta fuori. — Girò la testa verso la porta della stanza.
— Sono troppo lenti, là dentro.
— Non c’è possibilità — disse la donna con voce appena udibile. — A distanza ravvicinata non c’è possibilità di scampo.
Qualcosa della sua faccia, dei suoi occhi, della sua voce, fece rinascere in Grayson i sospetti che aveva soffocato, e l’uomo provò un vago senso di allarme: strinse le labbra e fece un cenno con la pistola. — Muovetevi. Camminate davanti a me. Andiamo a vedere perché non escono.
Leina si alzò, appoggiandosi al bracciolo della poltrona pneumatica. Poi si girò lentamente verso la porta, abbassando gli occhi, come per ritardare la visione di quello che avrebbe scorto dall’altra parte o che sarebbe comparso sulla soglia.