— Fin dal momento in cui abbiamo attraversato lo spazio interplanetario e ci siamo stabiliti su un altro mondo — rispose Raven con impassibilità sconcertante. — Da quel momento la possibilità di una guerra è entrata a far parte delle nuove circostanze.

— Volete dire che abbiamo sbagliato, in un modo o nell’altro?

— No. Il progresso si paga. E prima o poi viene presentato il conto.

La risposta non soddisfece nessuno. Il suo modo di ragionare correva con troppa rapidità dalle premesse alla conclusione, e quelli del Consiglio non riuscivano a seguirne la logica.

— Il passato non ha importanza. Noi, come individui di oggi, non possiamo controllarlo. Nostro compito è quello di lottare contro i problemi immediati e quelli del prossimo futuro. — Heraty si passò una mano sulla mascella. — Il problema numero uno è questa guerra. Venere e Marte ci attaccano, e noi, ufficialmente, non possiamo fare niente. Per la semplice ragione che si tratta di una guerra che non è una guerra.

— Una divergenza di opinioni? — chiese Raven.

— All’inizio era così. Ora le cose si sono spinte molto più in là. Dalle parole si è passati ai fatti, e senza alcuna dichiarazione formale di guerra, per la verità. Con tutte le apparenze esterne di amicizia e di fratellanza, quelli stanno attuando la loro linea politica in modo militare, se si può chiamare militare… io non so in quale altro modo descriverlo. — La sua voce prese un tono più irritato. — Stanno comportandosi così da circa diciotto mesi, e solo ora poi scopriamo di essere stati colpiti parecchie volte e duramente. Questo stato di cose potrebbe andare avanti troppo a lungo.

— Tutte le guerre durano troppo a lungo — disse Raven.

I membri del Consiglio considerarono quelle parole come un pensiero profondo. Ci fu un mormorio di consenso, e molti agitarono la testa in segno di approvazione. Due membri si arrischiarono perfino a guardarlo negli occhi, anche se il più brevemente possibile.

— La cosa peggiore — riprese Heraty — è che ci hanno abilmente rivoltato contro la situazione che noi stessi avevamo creato e, almeno ufficialmente, non abbiamo via d’uscita. Cosa possiamo fare? — Senza attendere suggerimenti dalle persone che aveva attorno, rispose alla sua stessa domanda. — Dobbiamo intraprendere una azione che non sia ufficiale.