— Come poteva leggere in una mente piatta e impenetrabile quanto una pietra tombale? — disse Steen.
— Avrebbe dovuto avvertirti che si trovava in difficoltà e lasciarti fare alla tua maniera. Se riducevi la donna a una statua, lui poi avrebbe potuto ricavare da quel cervello qualsiasi informazione. Non è così? A che serve mandarvi in coppia, se poi siete troppo stupidi per cooperare?
— Non siamo stupidi — protestò Steen.
— Qualcuno sta raccontando frottole — insistette Haller. — Lo sento. Quella maledetta donna deve aver imbottito Grayson di menzogne. Aveva ancora l’aria stupita di chi non riesce a convincersi di qualcosa. Non è da Grayson. Vai a chiamarlo… voglio dargli una strigliata.
— Non credo che sia necessario — disse Steen, con calma. — Questa è una faccenda fra noi due.
— Davvero? — L’autocontrollo di Haller e la sua assoluta mancanza di stupore rivelarono che aveva un carattere energico. C’era una pistola sul piano del pannello. Haller si girò per appoggiare il sigaro, ma non fece nessun gesto per afferrarla. — Ho la sensazione che sia tu a mentire — disse tornando a guardare Steen. — Non so cosa tu abbia in mente, ma ti consiglio di non andare troppo lontano.
— No?
— No. Tu sei un ipno, ma cosa significa? Io posso incenerire i tuoi centri nervosi tre o quattro secondi prima che tu riesca a paralizzare i miei. Inoltre, la paralisi scompare dopo qualche ora, le ceneri invece rimangono. Sono permanenti.
— Lo so, lo so. Sei un potente pirotico.
Steen fece un gesto, e la sua mano toccò casualmente quella di Haller.