Scoppiavano due sonore risate. Poi, sempre identici come gemelli, sedevano a un tavolo e si mettevano a giocare a carte. Entrambi si osservavano furtivamente, in attesa di quella mossa distratta del viso che avrebbe tradito la vera identità dell’altro.
Entrarono altre due persone e dissero di voler giocare con loro. Uno dei due ebbe un attimo di intenso sforzo mentale, poi volò sopra il tavolo e andò a sedersi sulla sedia che stava al lato opposto. Il secondo fissò lo sguardo sulla sedia più vicina: la sedia si mosse ondeggiando e venne a collocarsi sotto di lui, come spostata da mani invisibili. I gemelli accettarono questi fenomeni con assoluta indifferenza, come cosa di ordinaria amministrazione, e cominciarono a ridistribuire le carte.
Quello che aveva mosso la sedia, fece saltare il mazzetto di carte nella sua mano e cominciò a studiarle.
— Se voi due volete a tutti i costi essere Peters, mantenete almeno i vostri odori, in modo che noi si sappia chi siete — disse, e riprese a esaminare le carte.
— Passo.
Una persona si fermò sulla soglia a osservare il tavolo dei giocatori, poi si allontanò sogghignando. Dieci secondi dopo, il primo Peters prese la sigaretta dal portacenere e si accorse che era accesa da tutte e due le parti. Lanciò una imprecazione e si alzò per andare a richiudere la porta. Portò con sé le carte, per timore che durante la sua assenza saltassero nelle mani di qualcun altro.
Grayson entrò nelle gallerie del sotterraneo. Teneva la mente chiusa contro ogni possibile intrusione e avanzò guardandosi attorno con sospetto. Sembrava una persona che avesse le sue buone ragioni di temere la propria ombra. Al termine di un lungo corridoio che terminava con una pesante porta di ferro, Grayson venne a trovarsi faccia faccia con una guardia ipno.
— Devi tornartene indietro, amico. Qui è dove vive il capo.
— Sì, lo so. Voglio vedere Kayder immediatamente — disse Grayson, girando la testa per osservare la galleria alle sue spalle e facendo un gesto di impazienza. — Digli che gli conviene ricevermi, a meno che non voglia veder saltare all’aria il nostro rifugio.
La guardia lo scrutò attentamente, poi aprì il piccolo sportello che nascondeva il microfono e riferì quanto gli era stato detto. Qualche secondo dopo la porta si aprì. Grayson varcò la soglia e attraversò la grande sala dirigendosi verso l’unica persona presente.