— Frenate la fantasia, Grayson — disse Kayder. — Ci sono troppi elementi di valore con noi… Tra le altre cose, se i Terrestri dovessero fallire, noi andremmo a nasconderci in qualche altro luogo. Meglio per loro sapere dove si trova il pericolo, anziché non saperlo per niente.
— Forse avete ragione — disse Grayson, non del tutto convinto.
— Comunque, non hanno nessuna giustificazione pubblica per prendere misure drastiche. Non possono partecipare attivamente a una guerra che fingono non esista. Finché non ammetteranno quello che non vogliono ammettere, noi li abbiamo in pugno. L’iniziativa è nostra, e rimane nostra.
— Spero che abbiate ragione.
— Sono pronto a scommetterci — disse Kayder, e fece una smorfia di disprezzo per le opinioni di Grayson. Premette il pulsante del microfono. — D727, l’ipno Steen ci ha traditi. Catturatelo a tutti i costi e nel più breve tempo possibile!
Soffocato dalla pesante porta, giunse l’eco delle sue parole ripetute dall’altoparlante esterno.
“D727, l’ipno Steen…” Poi la voce di un altro altoparlante lontano, perso nel labirinto dei corridoi. “D727, l’ipno Steen… Catturatelo… nel più breve tempo possibile!”
Dall’altra parte di quel mondo sotterraneo, vicino all’entrata segreta, uno dei lavoratori miopi guardò irritato verso l’altoparlante che non riusciva a vedere, poi inserì delicatamente nel piccolo apparecchio che stava costruendo un microcircuito non più grande della capocchia di un fiammifero. Nella sala vicina, un pirotico barbuto scagliò il fante di picche sul cinque di cuori di un levitante.
— Socko, me ne devi cinquanta! — Si appoggiò allo schienale della poltroncina e si passò una mano sul mento. — Ci ha traditi? Mai sentita una cosa simile.
— Se ne pentirà — disse uno che si era fermato a osservare la partita.