— Balle! — disse il primo. — Nessuno può pentirsi dopo essere morto!
4
Leina lo sentì tornare. Guardò attraverso la finestra e lo vide avvicinarsi lungo il vialetto. Si staccò dai vetri, mentre negli occhi le si accendeva un lampo di biasimo. — Sta tornando. Qualcosa deve essere andato storto — disse e aprì la porta della stanza attigua. — Non voglio essere spettatrice del vostro incontro. Quello che è sbagliato è sbagliato, e quello che è giusto è giusto. Non posso pensarla in modo diverso, anche se sarebbe più conveniente.
— Non lasciarmi solo con lui. Te ne prego. Non sarò capace di controllarmi! Tenterò di ucciderlo, anche a rischio di farmi uccidere da lui. Io…
— Non farai niente del genere — disse la donna. — Saresti tanto pazzo da uccidere il tuo vero io?
Fece una breve pausa. Aveva sentito una voce mentale che la stava chiamando. Ma non rispose.
— Ricorda la tua promessa. Obbedienza assoluta! Devi fare quello che ti dice. È la tua sola possibilità.
Uscì dalla stanza e chiuse la porta, lasciandolo solo ad affrontare la sua sorte. Prese una sedia e si mise a sedere, rigida. Aveva assunto l’aria della maestra di scuola che non vuole lasciarsi coinvolgere in qualcosa di imperdonabile.
Qualcuno entrò nell’altra stanza. Una voce attraversò la parete e raggiunse la sua mente.
— Tutto bene, Leina. Puoi uscire tra un minuto. — Poi sentì che si rivolgeva vocalmente all’altro. — Siete pronto a tornare? — Silenzio. — Vorrete certo ritornare, vero?