Rispose una voce sibilata.

— Maledetto vampiro! Lo sapete perfettamente che voglio.

— Eccomi, allora.

Leina chiuse gli occhi.

Dalla stanza accanto le giunse un respiro affannoso e un singhiozzo soffocato. Poi sentì un profondo respiro di sollievo. Si alzò, con la faccia tesa, e raggiunse la porta.

Steen sedeva pallido e disfatto sulla poltrona pneumatica. I suoi occhi, quelli che un tempo potevano bruciare di intensità magnetica, ora si guardavano attorno sgomenti.

— Ho preso possesso del vostro corpo — disse Raven. — Anche se siete un nemico, io vi chiedo scusa. Non è giusto prendere possesso del corpo di un vivente senza il suo permesso.

— Di un vivente? — Nel pronunciare la domanda, Steen impallidì visibilmente. Era dunque giusto prendere possesso del corpo di un morto? La mente gli venne afferrata da un vortice. — Volete dire che…

— Non saltate a conclusioni fantastiche — lo interruppe Raven, leggendo con chiarezza nei pensieri dell’altro, come su una pagina stampata. — Potreste aver ragione. O potreste sbagliarvi completamente. In ogni caso non vi servirebbe a nulla.

— David — disse Leina, guardando la finestra — che cosa potrebbe succedere se fra poco arrivassero in maggior numero e meglio preparati?