— Verranno — rispose David senza mostrare la minima preoccupazione — ma non subito. Sono pronto a scommettere che considerano assurdo che la preda ritorni nella trappola. Passerà un po’ di tempo, poi verranno a controllare. E sarà troppo tardi. — Tornò a rivolgere la sua attenzione a Steen. — Mi stanno cercando su tutto il pianeta, dandomi un’importanza assolutamente sproporzionata. Qualcuno deve averli informati, per metterli tanto in allarme. Qualche alta personalità degli affari terrestri deve aver tradito la fiducia riposta in lui. Voi sapete chi è?

— No.

Accettò la negazione senza obiettare, perché era indelebilmente scritta nella mente dell’altro.

— Ora stanno dando la caccia anche a voi.

— A me? — chiese Steen, cercando di scuotersi.

— Sì. Ho fatto un grosso sbaglio. Ho fallito nel tentativo di dominare il comandante del vostro scafo. Ha dimostrato di essere qualcosa di più che un semplice pirotico. Aveva una percettività intuitiva, una visione extrasensoriale molto ben sviluppata. Gli permetteva di vedere, o sentire, o stimare cose che non avrebbe dovuto sapere. — Girò la testa. Leina si era lasciata sfuggire un ansito e si era portata una mano alla gola. — Non me lo aspettavo — continuò Raven. — La cosa non era evidente e mi ha colto di sorpresa. È l’inizio di un Tipo Tredici. Un pirotico con capacità percettive extrasensoriali. Non se ne è ancora reso conto, e non sa di essere leggermente diverso dagli altri. — Fissò gli occhi a terra e fece scorrere la punta di una scarpa lungo la frangia del tappeto. — Nell’istante stesso in cui siamo venuti in contatto, mi ha conosciuto come voi non mi verrete mai a conoscere… Ed è stata per lui una cosa troppo terribile da sopportare: si è freneticamente afferrato a quella che ha considerato l’unica forma di legittima difesa. Si è sbagliato, naturalmente, ma le persone, nei momenti di pericolo, non riescono a pensare in modo logico. E si è reso inutile al mio scopo.

— Cioè? — chiese Steen allibito.

— È diventato pazzo — rispose Raven. — E danno la colpa a voi.

— A me? Al mio corpo? — Steen si alzò per andare davanti a uno specchio e toccarsi il petto e la faccia. Sembrava un bambino che si osserva il vestito nuovo. — Il mio corpo — ripeté. Poi alzò la voce in tono di protesta. — Ma non ero io!

— Dovrete cercare di convincerli.