— Come te. — Kayder sollevò il ricevitore del telefono e compose un numero. Aspettò un istante. — Sei tu, Dean? Trasmetti la chiamata d’emergenza. Sì, voglio parlare con l’uomo-che-non-conosciamo. Se telefona, digli che probabilmente Raven tenterà qualcosa contro la nostra base locale. Voglio che usi la sua influenza per ritardare l’irruzione o ridurne gli effetti al minimo. — Depose il ricevitore e rimase pensoso a tormentarsi il labbro inferiore.
— Ha un raggio eccezionale. Scommetto dieci a uno che può ancora sentirvi — disse Santil.
— Questo è certo. Ma non gli servirà a niente. Nemmeno noi sappiamo con chi parliamo.
Il telefono tornò a suonare.
— Qui è Murray — disse la voce all’altro capo del filo. — Mi avevate incaricato di fare indagini su Raven.
— Cos’avete scoperto?
— Non molto. Secondo me, i Terrestri sono giunti alla disperazione, setacciano il pianeta e fanno le congetture più assurde.
— Cercate di non farne anche voi — grugnì Kayder. — Heraty, Carson e gli altri non sono stupidi, anche se sono bloccati da una palla al piede. Ditemi cosa avete scoperto e lasciate a me il compito di trarre le conclusioni.
— Suo padre era pilota delle astronavi di linea per Marte. Un telepate eccezionale nato da quattro generazioni di telepati. Non ci sono stati miscugli di talenti, in senso coniugale, fino a quando i genitori di Raven non si sono incontrati.
— Continuate.