— La madre era radiosensitiva, con antenati radiosensitivi più un supersonico. Secondo il professor Hartman, con tutta probabilità, il prodotto di una simile unione dovrebbe ereditare solo il talento dominante. È lontanamente possibile che il risultato, Raven in questo caso, abbia una ricezione telepatica su una banda eccezionalmente ampia.
— Su questo Hartman si sbaglia. Il nostro uomo può penetrare la mente altrui e nello stesso tempo impedisce agli altri di penetrare nella sua.
— Non so cosa dirvi. Non sono un esperto in materia — disse Murray. — Io vi ho ripetuto soltanto quello che ha detto Hartman.
— Lasciate perdere. Ditemi il resto.
— Fino a un certo punto Raven ha seguito la carriera del padre. Ha ottenuto il brevetto di pilota per le astronavi sulla linea di Marte, e con il brevetto anche il grado di capitano. Non ha fatto altro. Per quanto ottimamente qualificato, non ha mai pilotato un’astronave per Marte. Dopo aver ottenuto il grado, non ha fatto altro che aggirarsi senza scopo qui attorno. Poi Carson l’ha chiamato.
— Hmm! Molto strano! — Kayder corrugò la fronte. — Siete riuscito a scoprirne la ragione?
— Forse crede che la sua salute non possa permettergli i viaggi su Marte — azzardò Murray. — Dal giorno in cui è stato ucciso.
— Cosa? — I capelli di Kayder si rizzarono sulla testa. — Volete ripetere?
— Dieci anni fa, quando il vecchio Rimfire è scoppiato come una bomba, Raven si trovava allo spazioporto. L’esplosione ha fatto cadere la torre di controllo e c’è stata una carneficina. Ricordate?
— Sì. L’ho vista sullo spettroschermo.