— Raven venne raccolto con gli altri corpi. Era definitivamente uno dei cari estinti. Un giovane medico, quasi per divertimento, si è messo a giocherellare con il cadavere di Raven. Ha sistemato le costole spezzate, ha iniettato adrenalina, ha messo la testa in un polmone a ossigeno e ha fatto il massaggio cardiaco. Raven è ritornato in vita: è uno di quei rari casi di uscita dalla tomba. — Murray fece una leggera pausa. — Probabile che da quel momento abbia perso il coraggio.
— Nient’altro?
— È tutto.
Dopo aver riappeso, Kayder si appoggiò allo schienale della poltrona e guardò Santil. — Ha perso il coraggio. Balle! Da quello che ho visto, Raven non ne ha mai avuto di coraggio da perdere. È una faccenda diversa.
— Chi ha mai detto una cosa simile? — chiese Santil.
— Tieni la bocca chiusa e lasciami pensare.
Il ragno uscì dalla tasca e si guardò attorno. Kayder mise l’insetto sul ripiano della scrivania e lo lasciò giocare con la punta del suo dito.
— Raven ha verso la morte un atteggiamento non umano — rifletté a voce alta. — Ha indovinato che Haller sarebbe morto, dieci minuti prima che questo avvenisse… perché un simile sa riconoscere il suo simile.
— Forse avete ragione.
— C’è da pensare che lo scampato pericolo gli abbia lasciato qualcosa di storto nella testa. Guarda la morte come qualcosa da disprezzare anziché temere. Perché l’ha sfidata una volta e immagina di poterlo fare ancora. — Spostò lo sguardo dal ragno a Santil. — Il suo rientro dall’oltretomba è veramente insolito, e lui deve aver tratto conclusioni pazzesche. Capisci cosa significa?