— La maggior parte. Quando il controspionaggio ha fatto l’irruzione ne mancavano sei. Li abbiamo fatti uscire dal condotto. Si sono allontanati senza incidenti.
— Bene — fece Kayder soddisfatto.
— Non è tutto. Voi avete diramato certi ordini riguardo un tale che si chiama David Raven. Bene, l’abbiamo preso.
— Come avete fatto? — sussultò Kayder.
— Non è stato difficile. Metaforicamente parlando, si è cacciato nella gabbia, si è chiuso la porta alle spalle, ha incollato il suo biglietto da visita alle sbarre, e ci ha gridato di andarlo a vedere. — Attraverso il microfono giunse una risata soddisfatta. — Si è cacciato in un sacco e si è consegnato a noi.
— Sono troppo diffidente per poterla pensare alla stessa maniera. Dev’esserci sotto qualcosa. Verrò a controllare di persona. Sarò lì fra una decina di minuti. — Kayder tornò a nascondere il telefono nel cassetto e rimase con gli occhi fissi sul ripiano della scrivania, senza più occuparsi né di Santil né del ragno. Per qualche ragione che non poteva comprendere, si sentiva preoccupato. E per gualche altra ragione ugualmente oscura ricordò le falene dagli occhi lucenti che volavano nell’oscurità.
Brillanti, abbaglianti, si libravano in un buio senza fine.
6
Kayder fece la strada in sette minuti. La modesta casa in cui entrò era lo sbocco del passaggio segreto che partiva dalla base sotterranea: di lì erano usciti i sei uomini che non erano stati condizionati prima dell’incursione e di lì avevano preso strade diverse e si erano allontanati con la più grande naturalezza.
L’uomo che lo stava aspettando era piccolo e magro, e aveva la pelle permanentemente ingiallita da una vecchia febbre contratta nelle valli di Venere. Era un mutante di Tipo Due, un levitante che zoppicava fortemente da quando, in gioventù, si era sollevato troppo in alto e aveva esaurito la forza mentale al momento della discesa.