— Affermando che se eravate abile soltanto un decimo di quanto affermavo, non ci sarebbe stato nessun motivo di preoccuparsi. Tutte le preoccupazioni avrebbero dovuto averle i nemici.

— E così ci si aspetta che io mi dimostri all’altezza di questa immaginaria reputazione che voi mi avete creato in anticipo. Non pensate che abbia già abbastanza guai?

— Cacciarvi in un mare di guai è appunto il mio piano — disse Carson, mostrando una insospettata durezza. — Siamo in una brutta situazione, e non possiamo fare altro che frustare il cavallo a disposizione.

— Mezz’ora fa ero un capro. Ora sono un cavallo… o forse soltanto la parte posteriore di un cavallo. Non avreste qualche altro paragone con animali? Che ne direste di qualche richiamo per uccelli?

— Dovreste cercare degli uccelli molto insoliti per tenere il passo con l’opposizione, se non proprio superarla. — Carson prese un foglio di carta dal cassetto e lo guardò con espressione preoccupata. — Questa è la lista segreta che siamo riusciti a compilare sulle varietà extraterrestri. In teoria, e secondo la legge, sono tutti esempi di Homo sapiens. In realtà però sono homo e qualcos’altro. - Tornò a guardare Raven. — Fino a oggi, Venere e Marte hanno prodotto almeno dodici diversi tipi di mutanti. Quelli del Tipo Sei, per esempio, sono Malleabili.

— Cosa? — disse Raven irrigidendosi sulla poltrona.

— Malleabili — ripeté Carson, schioccando le labbra come davanti a un cadavere particolarmente appetitoso. — Non lo sono al cento per cento. E non subiscono nessuna radicale trasformazione al fisico. Dal punto di vista clinico non presentano nessuna caratteristica sorprendente. Ma in loro le ossa facciali sono sostituite da cartilagini e i loro lineamenti sono incredibilmente elastici. E sono tipi abili, molto abili. Bacereste uno di loro credendo di baciare vostra madre, se a questo qualcuno venisse in mente di somigliare a vostra madre.

— Questo resta da vedere — disse Raven.

— Avete capito cosa voglio dire — insistette Carson. — Bisogna vedere, per poter credere alla loro mimica facciale. — Indicò il lucido ripiano della scrivania. — Immaginate che questa sia una scacchiera con una infinità di riquadri. Usiamo delle minuscole pedine e giochiamo col bianco. Ci sono due miliardi e mezzo di noi, contro trentadue milioni di Venusiani e diciotti milioni di Marziani. La preponderanza è spaventosa. Il nostro soprannumero li schiaccia. — Fece un gesto di disprezzo. Soprannumero in che cosa? In pedine!

— Evidente — convenne Raven.