— Potete capire il modo in cui i nostri nemici vedono la situazione. Sono minori di numero, ma hanno il vantaggio di poter usare pezzi superiori. Re, alfieri, torri, regine e, cosa per noi ancora peggiore, nuovi pezzi dotati di poteri particolari, che soltanto loro possono usare. Sono convinti di poterne produrre fino a batterci completamente. Uno solo dei loro mutanti vale più di un reggimento di nostre pedine.

— L’accelerazione dei fattori di evoluzione, come diretta conseguenza delle conquiste spaziali, era una cosa scontata — disse Raven soprappensiero. — E non capisco come non se ne siano resi conto fin dal primo momento. Anche un bambino avrebbe potuto vedere quali sarebbero state le conseguenze logiche.

— In quei giorni i nostri antenati erano ossessionati dall’energia atomica — rispose Carson. — Secondo il loro modo di pensare, sarebbe stato necessario un olocausto mondiale, creato da materiali radioattivi, per produrre mutazioni su larga scala. Non si sono resi conto che le masse di colonizzatori diretti a Venere non potevano trascorrere cinque interi mesi di viaggio nello spazio, sotto un intenso bombardamento di raggi cosmici, con i geni colpiti ogni ora, ogni minuto, ogni secondo, senza sottostare alla legge elementare causa-effetto.

— Se ne rendono conto adesso, comunque.

— Sì, ma allora non distinguevano il bosco dalle piante. Accidenti, hanno costruito astronavi a scafo doppio per inserire nell’intercapedine una fascia di ozono compresso, capace di assorbire le radiazioni, riducendole così a circa ottanta volte l’intensità presente sulla superficie della Terra… Tuttavia non si sono resi conto che una riduzione simile è ancora minima. I capricci del caso, uniti al lungo periodo di tempo, ci permettono ora di affermare che i viaggi verso Venere hanno creato ottanta mutanti per ciascun essere che lo sarebbe divenuto normalmente.

— La situazione su Marte è ancora peggiore — osservò Raven.

— Potete ben dirlo — fece Carson. — Nonostante il minor numero della popolazione, Marte ha più o meno lo stesso numero e la stessa varietà di mutanti che si trovano su Venere. La ragione è che per raggiungere il pianeta occorrono undici mesi di viaggio. Il colonizzatore di Marte deve sopportare le radiazioni per un tempo quasi doppio di quello dei colonizzatori di Venere… e deve sopportarle anche in seguito, perché Marte ha un’atmosfera molto meno filtrante. I geni umani hanno una forte tolleranza alle particelle dure, quali possono essere quelle dei raggi cosmici. Possono essere colpiti, colpiti ancora, e ancora… ma ci sono dei limiti. — Rimase in silenzio e si concentrò battendo la punta delle dita sulla scrivania. — A questo punto, dato che il mutante ha un valore militare, il potenziale bellico di Marte risulta identico a quello di Venere. In teoria… sbagliata, come dobbiamo dimostrare loro… Marte e Venere uniti possono mettere in campo quel tanto che basta per sistemarci a dovere. Ed è proprio quello che stanno tentando di fare. Fino a questo momento hanno potuto fare quello che hanno voluto. Ora però hanno raggiunto un limite in cui cessano di essere divertenti.

— Mi sembra che stiano facendo lo stesso sbaglio commesso dai primi pionieri — disse Raven, pensoso. — Nel loro eccesso di entusiasmo stanno sottovalutando le cose ovvie.

— Volete dire che questo pianeta equipaggia la flotta spaziale e che, di conseguenza, può trovare qualche mutante suo?

— Proprio così.