— Abbiamo scoperto la tattica dei Deneb — osservò Charles. — Si sono dati da fare parecchio, ma non ci hanno mai toccato. Viceversa potrebbero esserci altri che ci spingono senza sapere chi stanno spingendo, né noi sapere chi ci sta spingendo.
— Meglio ancora, potrebbero usare i nostri stessi metodi per metterci in confusione — disse Raven, scettico, ma con l’intenzione di continuare il discorso. — Potrebbero apparire a te e a me come noi appariamo a questi altri: perfettamente comuni. — Fece un gesto della mano per indicare la città. — Come uno qualsiasi di questi abitanti. Supponi che io di tica di essere un Deneb travestito di carne… Avresti il coraggio di dirmi che sono un bugiardo?
— Certo — disse Charles senza esitazione. — Sei uno sporco bugiardo.
— Mi spiace di doverlo ammettere. — Diede una manata amichevole sulle spalle di Charles. — Vedi, tu sai chi sono. Quindi devi avere una consapevolezza intuitiva. Sei decisamente un paranormale, e ti dovrestri esprimere con la danza.
— Come? — Charles abbassò gli occhi e si guardò il grosso ventre. Sporgeva come un pacco-dono natalizio, nascosto sotto il vestito. — Questo è prendermi in giro.
Tacque nell’attimo in cui tre uomini in uniforme girarono l’angolo della casa e si fermarono sul loro cammino.
Indossavano l’uniforme delle guardie forestali, l’unico corpo organizzato, a parte le speciali squadre di polizia, ufficialmente autorizzato a girare con le armi. Rimasero uno vicino all’altro, come tre amici che terminano le loro chiacchiere prima di tornare a casa. Ma la loro attenzione era rivolta verso le due persone che stavano andando verso di loro. Le loro menti dicevano che si trattava di pirotici a caccia di un certo Raven.
Il capo della piccola squadra tenne d’occhio i due che stavano avanzando e aspettò che fossero giunti alla loro altezza. Poi si spostò di scatto per sbarrare la strada.
— Vi chiamate David Raven? — chiese in tono autoritario.
Raven si fermò, spalancando gli occhi con espressione sorpresa.