Ma le parole di mio padre, se non ha voluto metterlo fuori di strada — e il suo contegno, e il suo viso — mi fanno sospettare che lei ha mutato parere: che si è pentito. Mi spieghi. Credo di averne il diritto.

Marino

Sì, ne ha il diritto. Le scrivevo: parlerò. Il signor principe si è incontrato con mio padre: si sono riconosciuti. Mio padre è stato bidello nel Liceo dove il signor principe ha fatto i suoi primi studi. Li ho visti insieme, li ho intesi parlare: ho sentito che non è possibile.... Io e lei non è possibile! La frode, l'abbrutimento, il possesso di un'ora, sì, si potrebbe: ma fare la strada insieme, convivere, sposarci, col prete o senza prete, col sindaco o senza sindaco, sposarci non si può. Siamo troppo distanti: non si può.

Dianora

Perchè dice questo? Forse che io non l'ho sempre considerato come un uomo della mia stessa classe. Forse che l'ho trattato come se fosse di un'altra razza, di una razza inferiore?

Marino

No, ma da ospite, in casa sua. Io non le sono apparso inferiore in casa sua; le apparirei inferiore in casa nostra. Io stesso non ho avvertito questa distanza fintanto che venivo un'ora da lei: mi pareva che i miei studi, il mio ingegno superassero di gran lunga la sua nobiltà. Ma qui no. In questa cameretta, no. Io vedo il povero padrone di casa che sono. Io mi sento umiliato della mia miseria, della mia goffaggine. Ora che il principe e lei sono passati di qua, avverto che io sono in un certo senso da più di voi, ma sono anche da meno di voi: son diverso, come d'un'altra gente.

Dianora

Perchè lei non mi ama. Se lei mi amasse sentirebbe che l'amore distrugge ogni differenza di condizione e di casta.

Marino