[4] Furon pubblicate nell’Arch. stor. ital., IV (1843), 29-48.
[5] Barduccio di Piero Canigiani, uno dei suoi discepoli.
[6] Stefano di Currado Maconi, uno dei piú insigni discepoli della santa, vestí, a consiglio di lei, l’abito di certosino, fu priore della certosa di Pavia e poi superiore generale dell’ordine.
[7] Ranieri, o Neri di Landoccio Pagliaresi, nobile senese, anch’egli segretario di Caterina, la quale gli affidò missioni per Gregorio XI, Urbano VI e per la regina Giovanna di Napoli.
[8] Citato dal Gigli nella prefazione al t. IV delle Opere di s. Caterina, p. II.
[9] Trovasi ora nella Braidense di Milano, AE. IX. 35.
[10] Fra Tommaso d’Antonio di Naccio, o Nacci, Caffarini da Siena, dell’ordine de’ predicatori, ebbe la parte maggiore nel processo della canonizzazione fatto a Venezia, e dopo il beato Raimondo da Capua è la fonte piú copiosa di notizie intorno a Caterina.
[11] C. Magenta, La certosa di Pavia (Torino, Bocca, 1897), p. 436. Il Magenta dice che il Libro fu tra i primi codici di quella biblioteca, la quale in séguito si arricchí di numerosi manoscritti.
[12] Prologus primus, 8.
[13] Si trova in un piccolo codice latino della Vaticana. Fu pubblicato in Venezia nel 1543 in un piccolo volume, che contiene altre pie operette, del quale la Casanatense possiede un esemplare. Fu stampato separatamente a Lovanio nel 1554, e ve n’è una copia nella biblioteca Barberina. Il Gigli l’ha dato nella versione italiana dell’ab. Piccolomini; ve ne sono però altre traduzioni italiane, ed anche una inglese stampata a Londra nel 1895.