[14] Fu scritta in latino l’anno 1376. Se ne conserva un antico ms. nella Comunale di Siena, con la segnatura T. II, 7 c. 29 v. e 30 v. Il Gigli la pubblicò in italiano.

[15] Ieanne Anziani, Pour le texte du Dialogue de sainte Cathérine de Sienne, nel Bulletin italien, luglio-settembre 1911.

[16] Come Caterina imparasse a leggere è raccontato dal beato Raimondo nella Leggenda (cap. XL, 7). Quanto allo scrivere lo accenna la santa da sé, scrivendo al beato Raimondo (lett. 272, ed. Tommaseo) che le fu insegnato in un’estasi. Ciò fu nell’ottobre del 1377, essendo alla ròcca di Tentennano presso la famiglia Salimbeni. Di suo pugno si dicono scritti: 1o) l’orazione «O spirito santo vieni nel mio cuore»; 2o) un biglietto (litterulam) a Stefano Maconi, che finiva cosí: «Sappi, o mio carissimo figliuolo, che questa è la prima lettera che io abbia scritta»; 3o) alcune carte del Libro; 4o) due lettere al beato Raimondo. Tutti questi autografi deploransi come smarriti.

[17] Forse non è superfluo avvertire che lo scritto originale, quello vergato dai discepoli mentre Caterina «ore virgineo dictabat», non esiste piú. Ciò però non toglie né diminuisce valore a questo codice, che anche il Grottanelli (op. cit., p. 198, nota 19) dice essere la «copia autentica».

[18] Si veda piú oltre, p. [422].

[19] Sono tutte notate in fine del vol.

II

I
CODICI

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