Oh quanto dilecto hanno in vedere me che so’ ogni bene! oh quanto dilecto avaranno essendo col corpo glorificato! El quale bene ora non avendo, di qui al giudicio generale non hanno pena, perché non lo’ manca beatitudine, però che l’anima è piena in sé. La quale beatitudine participará col corpo, come decto t’ho. Dicevoti del bene che avarebbe il corpo glorificato ne l’umanitá glorificata de l’unigenito mio Figliuolo, la quale vi dá certezza della vostra resurrexione. Ine exultano nelle piaghe sue, le quali sonno rimase fresche, riservate le cicatrici nel corpo suo, le quali gridano continuamente misericordia per voi a me sommo ed etterno Padre. Tucti si conformaranno con lui in gaudio e in giocunditá; occhio con occhio e mano con mano e con tucto quanto el corpo del dolce Verbo mio Figliuolo tucti vi conformarete. Stando in me, starete in lui, perch’egli è una cosa con meco. Ma l’occhio del corpo vostro, come decto t’ho, si dilectará ne l’umanitá glorificata del Verbo unigenito mio Figliuolo. Questo perché? però che la vita loro finí nella dileczione della mia caritá, e però lo’ dura etternalmente.
Non che possano adoperare alcuno bene, ma godonsi quel che essi hanno portato, cioè che non possono fare veruno acto meritorio per lo quale essi possano meritare. Però che solo in questa vita si merita e pecca, secondo che piace a la propria volontá col libero arbitrio. Costoro none aspectano con timore il divino giudicio, ma con allegrezza. E non lo’ parrá, la faccia del Figliuolo mio, terribile né piena d’odio, perché e’ sonno finiti in caritá e in dileczione di me e benivolenzia del proximo. Sí che vedi che la mutazione della faccia non sará in lui quando verrá a giudicare con la Maiestá mia, ma in coloro che saranno giudicati da lui. A’ dannati aparrá con odio e con giustizia; ne’ salvati con amore e misericordia.
CAPITOLO XLII
Come doppo el giudicio generale crescerá la pena de’ danpnati.
—Hotti narrato della dignitá de’ giusti, acciò che meglio cognosca la miseria de’ dannati. E questa è l’altra pena loro: vedere la beatitudine de’ giusti. La quale visione è a loro acrescimento di pena, come a’ giusti la dannazione de’ dannati è acrescimento d’exultazione della mia bontá, perché meglio si cognosce la luce per la tenebre, e la tenebre per la luce. Sí che lo’ sará pena la visione de’ beati e con pena aspectano l’ultimo dí del giudicio, perché se ne vegono seguitare acrescimento di pena.
E cosí sará; però che in quella voce terribile quando sará decto a loro: «Surgite, mortui; venite ad iudicium», tornará l’anima col corpo. E ne’ giusti sará glorificato, e ne’ dannati sará crociato etternalmente. E grande vergogna e rimproverio ricevaranno ne l’aspecto della mia Veritá e di tucti e’ beati. El vermine della coscienzia alora rodará il mirollo de l’arbore, cioè l’anima, e la corteccia di fuore, cioè il corpo.
Rimprovarato lo’ sará el Sangue che per loro fu pagato, e l’uòpare della misericordia, le quali Io feci a loro col mezzo del mio Figliuolo, spirituali e temporali, e quello che essi dovevano fare nel proximo loro, sí come si contiene nel sancto Evangelio. Ripresi saranno della crudeltá che essi hanno avuta verso el proximo, della superbia e de l’amore proprio, della immondizia e avarizia loro.
Vedendo la misericordia che da me hanno ricevuta, rinfrescará duramente la loro riprensione. Nel ponto della morte la riceve solamente l’anima; ma nel giudicio generale la riceverá insiememente l’anima e ’l corpo, perché ’l corpo è stato compagno e strumento de l’anima a fare il bene e il male, secondo che è piaciuto a la propria volontá.
Ogni operazione buona e gactiva è facta col mezzo del corpo; e però giustamente, figliuola mia, è renduto a’ miei electi gloria e bene infinito col corpo loro glorificato, remunerandoli delle loro fadighe che per me insiememente con l’anima portò. E cosí agl’iniqui sará renduta pena etternale col mezzo del corpo loro, perché fu strumento del male.
Rinfrescarasse lo’ la pena e cresciará, riavendo el corpo loro, ne l’aspecto del mio Figliuolo. La miserabile sensualitá con la immondizia sua riceverá riprensione in vedere la natura sua, cioè l’umanitá di Cristo, unita con la puritá della Deitá mia; vedendo levata questa massa d’Adam, natura vostra, sopra tucti e’ cori degli angeli, ed essi per loro difecti si veggono profondati nel profondo de l’inferno.