E vegono la larghezza e la misericordia relucere ne’ beati, ricevendo el fructo del sangue de l’Agnello; e vegono le pene che essi hanno portate, che tucte stanno per adornamento ne’ corpi loro, sí come la fregiatura sopra del panno, non per virtú del corpo, ma solo per la plenitudine de l’anima; la quale rapresenta al corpo el fructo della fadiga, perché fu compagno con lei ad adoperare la virtú, sí che apparisce di fuore. Sí come rapresenta lo specchio la faccia dell’uomo, cosí nel corpo si rapresenta el fructo delle fadighe, per lo modo che decto t’ho. Vedendo e’ tenebrosi tanta dignitá della quale essi sono privati, lo’ cresce la pena e la confusione, perché ne’ corpi loro apparisce il segno delle iniquitá, le quali commissero, con pena e crociato tormento. Unde in quella parola che essi udiranno terribile: «Andate maladecti nel fuoco etternale», egli andará l’anima e ’l corpo a conversare con le dimonia senza alcuno rimedio di speranza, aviluppandosi con tucta la puzza della terra, ogniuno per sé in diverso modo, sí come diverse sonno state le loro male operazioni: l’avaro con la puzza de l’avarizia, aviluppandosi insieme la substanzia del mondo e ardendo nel fuoco (la quale egli disordinatamente amò); el crudele con la crudeltá; lo immondo con la immondizia e miserabile concupiscenzia; lo ingiusto con le sue ingiustizie; lo invidioso con la invidia; e l’odio e rancore del proximo con l’odio. El disordinato amore proprio di loro, unde nacquero tucti e’ loro mali, ardará e dará pena intollerabile, sí come capo e principio d’ogni male, acompagnato dalla superbia. Sí che tucti in diversi modi saranno puniti, l’anima e ’l corpo insieme.
Or cosí miserabilmente giongono al fine loro questi che vanno per la via di socto, giú per lo fiume, non vollendosi a dietro a ricognoscere le colpe sue, né a dimandare la misericordia, sí come Io di sopra ti dixi. E giongono a la porta della bugia perché seguitano la doctrina del dimonio, el quale è padre delle bugie. Ed esso dimonio è porta loro, e per questa porta giongono a l’etterna dannazione, come detto è di sopra. Sí come gli electi e figliuoli miei, tenendo per la via di sopra, cioè del ponte, seguitano e tengono per la via della veritá, ed essa veritá è porta. E però disse la mia Veritá: «Neuno può andare al Padre mio se non per me». Egli è la porta e la via, unde passano, a intrare in me, mare pacifico.
E cosí, in contrario, costoro sonno tenuti per la bugia, la quale lo’ dá acqua morta. E ad questo vi chiama el dimonio, ciechi e macti che non se n’avegono perché hanno perduto el lume della fede. Quasi lo’ dica el dimonio: «Chi ha sete de l’acqua morta venga a me, ché io ne gli darò».
CAPITOLO XLIII
De la utilitá de le temptazioni, e come ogni anima ne la extremitá de la morte vede e gusta el luogo suo, prima che essa anima sia separata dal corpo, cioè o pena o gloria che debba ricevere.
—Egli è facto giustiziere mio dalla mia giustizia per tormentare l’anime che miserabilmente hanno offeso me. E in questa vita gli ho posti a temptare molestando le mie creature; non perché le mie creature siano vente, ma perché esse vencano e ricevano da me la gloria della victoria, provando in loro le virtú.
E neuno in questo debba temere per veruna bactaglia né temptazione di dimonio che lo’ venga, però che Io gli ho facti forti, e dato lo’ la fortezza della volontá, fortificata nel sangue del mio Figliuolo. La quale volontá né dimonio né creatura ve la può mutare, però che ella è vostra e data da me.
Voi dunque col libero arbitrio la potete tenere e lassare, secondo che vi piace. Ella è l’arme la quale voi ponete nelle mani del dimonio, e drictamente è uno coltello col quale egli vi percuote e con esso v’ucide. Ma se l’uomo non dá questo coltello della volontá sua nelle mani del dimonio, cioè che egli consenta a le temptazioni e molestie sue, giamai non sará offeso di colpa di peccato per veruna temptazione. Anco el fortifica colá dove egli apra l’occhio de l’intellecto a vedere la caritá mia. La quale caritá permecte che siate temptati solo per farvi venire a virtú e a provare la virtú.
A virtú non si viene se non per lo cognoscimento di se medesimo e per cognoscimento di me. El quale cognoscimento piú perfectamente s’acquista nel tempo della temptazione: perché alora cognosce sé non essere, non potendosi levare le pene e le molestie le quali vorrebbe fuggire; e me cognosce nella volontá (la quale è fortificata per la bontá mia) che non consente a esse cogitazioni: e perché ha veduto che la mia caritá le concede perché ’l dimonio è infermo e per sé non può cavelle se non quanto Io gli do; e Io el permecto per amore e non per odio, perché venciate e non siate venti, e perché veniate ad perfecto cognoscimento di voi e di me, e acciò che la virtú sia provata, però che ella non si pruova se non per lo suo contrario.
Dunque vedi che sonno miei ministri a crociare i dannati ne l’inferno, e in questa vita ad exercitare e provare la virtú ne l’anima. Non che la intenzione del dimonio sia per farli provare in virtú, perché egli non ha caritá, ma per privarli de la virtú, e questo non può fare se voi non volete.