Or vedi quanta è la stoltizia de l’uomo, che si fa debile colá dove Io l’ho facto forte, ed esso medesimo si mecte nelle mani delle dimonia. Unde Io voglio che tu sappi che nel punto della morte, essendo entrati nella vita loro socto la signoria del dimonio (none sforzati, però che non possono essere sforzati come decto t’ho, ma volontariamente si sonno messi nelle mani loro), giognendo poi a l’extremitá della morte con questa perversa signoria, essi non aspectano altro giudicio, ma essi medesimi ne sonno giudici con la coscienzia loro e come disperati giongono a l’etterna dannazione. Con l’odio strengono l’inferno in su la extremitá della morte; e prima che egli l’abbino, essi medesimi co’ loro signori dimoni pigliano per prezzo loro l’inferno.

Sí come e’ giusti vissuti in caritá morendo in dileczione, quando viene l’extremitá della morte, se egli è vissuto perfectamente in virtú illuminato del lume della fede, con l’occhio della fede, con perfecta speranza del sangue de l’Agnello, vegono el bene il quale Io l’ho aparecchiato e con le braccia de l’amore l’abracciano, stregnendo con estrecte d’amore me, sommo e etterno Bene, ne l’ultima extremitá della morte. E cosí gustano vita etterna prima che abbino lassato el corpo mortale, cioè prima che sia separato dal corpo.

Altri che fussero passati nella vita loro con una caritá comune, che non fussero in quella grande perfeczione e giognessero a l’extremitá, costoro abracciano la misericordia mia con quello lume medesimo della fede e della speranza che ebbero quelli perfecti; ma hannola imperfecta. Ma perché costoro erano imperfecti, strinsero la misericordia mia, ponendo maggiore la misericordia mia che le colpe loro.

Gl’iniqui peccatori fanno el contrario, vedendo con la disperazione el luogo loro, e con l’odio l’abracciano, come decto t’ho. Sí che non aspectano d’essere giudicati né l’uno né l’altro; ma partonsi di questa vita, e riceve ogniuno el luogo suo, come decto t’ho. Gustanlo e possegonlo prima che si partano dal corpo nella extremitá della morte: e’ dannati co’ l’odio e disperazione, e i perfecti con l’amore e col lume della fede e con la speranza del Sangue. E gl’inperfecti con la misericordia e con quella medesima fede giongono al luogo del purgatorio.

CAPITOLO XLIV

Come el demonio sempre piglia l’anime sotto colore d’alcuno bene. E come quelli che tengono per lo fiume, e non per lo ponte predecto, sono ingannati, però che volendo fuggire le pene caggiono ne le pene; ponendo qui la visione d’uno arbore che questa anima ebbe una volta.

—Hotti decto che ’l dimonio invita gli uomini a l’acqua morta, cioè a quella che egli ha per sé, aciecando con le delicie e stati del mondo. Co’ l’amo del dilecto gli piglia socto colore di bene, però che in altro modo non gli potrebbe pigliare, però che non si lassarebbero pigliare se alcuno bene proprio o dilecto non vi trovassero, imperò che l’anima di sua natura sempre appetisce bene.

Ma è vero che l’anima, aciecata da l’amore proprio, non cognosce né discerne quale sia vero bene e che gli dia utilitá a l’anima e al corpo. E però el dimonio, come iniquo, vedendo ch’egli è aciecato dal proprio amore sensitivo, gli pone e’ diversi e vari difecti e’ quali sonno colorati con colore d’alcuna utilitá e d’alcuno bene; e ad ogniuno dá secondo lo stato suo e secondo quegli vizi principali ne’ quali el vede piú disposto a ricevere. Altro dá al secolare, altro dá al religioso; altro a’ prelati, altro a’ signori; e a ciascuno secondo e’ diversi stati che essi hanno.

Questo t’ho decto perch’Io ora ti contio di costoro che s’anniegano giú per lo fiume, che neuno rispecto hanno altro che a loro, cioè d’amare loro medesimi con offesa di me; de’ quali Io t’ho contiato el fine loro. Ora ti voglio mostrare come essi s’ingannano, che volendo fuggire le pene caggiono nelle pene. Perché lo’ pare che a seguitare me, cioè tenere per la via del ponte del Verbo del mio Figliuolo, sia grande fadiga, e però si ritragono a dietro, temendo la spina. Questo è perché sonno aciecati e non vegono né cognoscono la veritá, sí come tu sai ch’Io ti mostrai nel principio della vita tua, pregandomi tu che Io facesse misericordia al mondo, traendoli della tenebre del peccato mortale.

Sai che Io alora ti mostrai me in figura d’uno arbore, del quale non vedevi né il principio né il fine, se non che vedevi che la radice era unita con la terra; e questa era la natura divina unita con la terra della vostra umanitá. A’ piei de l’arbore, se ben ti ricorda, era alcuna spina; dalla quale spina tucti coloro che amavano la propria sensualitá si dilongavano e corrivano a uno monte di lolla, nel quale ti figurai tucti e’ dilecti del mondo. Quella lolla pareva grano e non era; e però, come vedevi, molte anime dentro vi si perivano di fame, e molte, cognoscendo l’inganno del mondo, tornavano a l’arbore e passavano la spina, cioè la deliberazione della volontá.