Ah, no! Dategli 12 mesi di reclusione, ma non rovinate il libro. Io credo di conoscere l'animo del mio amico: non gliene importa niente della condanna, purchè la sua opera sia salva. ( Applausi fragorosi ).
Ma continuiamo a leggere per dimostrare che non c'è oltraggio al pudore…
«Era necessario?»
Prendo un'altra pagina. (Non c'è nessuna parte genitale; è Mafarka che va sotto la tenda del re nemico vestito da mendicante):
«La geometria irritata e forcuta di quella tenda regale frastagliava il turchino incandescente del cielo, e i panneggiamenti color marrone, sovraccarichi di conterie verdastre e gonfiati dal vento del deserto, somigliavano, in certi momenti, a vecchie carene coperte d'alghe e di muschi. Sulla soglia stava ritto un negro colossale, completamente nudo, dalla testa massiccia ai larghi piedi. La sua folta capigliatura faceva fluttuare con grazia tutto un giardino multicolore di penne di struzzo e di pavone, ed egli aveva, nello sguardo e negli atteggiamenti, un'aria di eleganza disinvolta, ad un tempo aristocratica e zingaresca, che seduceva immediatamente. Nei lobi delle sue orecchie, erano inseriti due dischetti di legno odoroso. Era costui Brafane-el-Kibir, il capo supremo, che sorvegliava in persona il lavoro di una ventina di soldati seduti in terra e intenti a spalmare di veleni gialli i ferri delle lancie».
È bellissimo, ma non continuo. Credo di avere sottolineato abbastanza questo bisogno di insistenza, questa compiacenza del minuto, questo strazio di rappresentazione esatta, minuta, che qualche volta esaspera l'immagine, che l'insegue perfino e la soffoca talvolta nei particolari. Perchè Benedetto Croce, parlando di Gabriele d'Annunzio, il più grande dilettante di incesti che ci sia in Italia senza sequestri della procura di Milano, di d'Annunzio il quale ha scritto un libro di esaltazione al volo, ma passando attraverso la contaminazione dei fanciulli e delle fanciulle, ha detto, senza sequestro del procuratore del re di Milano, ha detto: Due sono le grandi categorie dei letterati: letterati sintetici e letterati analitici. I letterati sintetici dànno una sola parola per ogni immagine e per ogni sentimento, Dante il più grande: «Quel giorno più non vi leggemmo avante». Mettete qualunque letterato, anche l'immenso Shakespeare, davanti ad un'ora d'amore, ad un bacio di due cognati adulteri e incestuosi, sentirà il bisogno di dirvelo, questo bacio: Dante sosta. Prendete d'Annunzio e troverete la compiacenza perfettamente contraria. Egli deve parlarvi di un bambino che muore? Ebbene: si ferma ad enumerare le piaghe, le rughe, a descrivere gli occhi, la bava: c'è in lui un grande dilettante estetico, un sensibile dell'immagine, e questo piacere rallenta l'ispirazione poetica, ma è la grandezza come la condanna del suo spirito.
Orbene: se vi leggessi non le venti righe apparentemente oscene, con le quali si domanda la condanna di Marinetti, ma le duecento, trecento e più pagine con cui si può, si deve assolutamente domandare l'assoluzione, voi sentireste come questo piacere della complicazione, dell'insistenza, questo piacere, come lo aveva un altro, Alfonso Daudet, che guardava tutto da vicino, come lo ha un altro, Giovanni Pascoli, che sente il giardino, il fiorellino, il canterino, il rosmarino, il frin-frino, finchè si fa cogliere dal Guerin Meschino … ebbene: se vi dicessi tutto questo, voi sentireste che non è la compiacenza isolata, non è il vizio, non è il desiderio di complicare l'immagine lussuriosa proprio quando si capita all'immagine lussuriosa, ma è l'evidenza pittorica, è la complicazione dello spirito, è il delirio ispirato, è la sua natura d'artista. Condannate un uomo, ammazzatelo, fate quello che vi piace, tornate alla pena di morte, ma non è lecito diminuirlo: è lecito uccidere ma non diffamare, neppure sotto la toga del magistrato. ( Bene! ).
E allora dovrei leggere dell'altro. Ma lei, Pubblico Ministero, vive a Milano. Ma insomma, lei dice, questo libro offende la morale corrente. Ma essa corre tanto, che non so dove sia; io non l'ho mai raggiunta. Ma se a porte chiuse lei, che è una simpatica e degna persona, in un certo momento ha sentito il bisogno di fare omaggio alla morale corrente raccontandoci l'episodio di quel professore, che domandava se un certo gesto era riflesso o volontario!…
Era necessario? Aveva bisogno di dirlo?
Lei stesso ci ha detto che le domestiche non sono facili. Ma l'abbiamo sulle labbra, nelle mani, negli occhi, l'istinto. Ma come: l'Italia ha una morale corrente che lei ha acchiappato? Ha una morale di castità? Ma lei li conosce, i casti in Italia? I vecchi, si sa, sono onesti, e io ho un grande rispetto per gli uomini di settant'anni, quando non vogliono ammazzare i giovani di trenta. Ma la morale corrente in che modo si offende? Io dovrei leggere, ma richiamo il Tribunale alle pagine 216, 170, 288, 228, 271… Lo richiamo al grande dolore dell'eroe Mafarka quando è ferito presso di lui il fratello Magamal: il fratello che ama il fratello. Ma ad ogni modo potrebbe essere la morale corrente (mettiti adagio chè ti voglio raggiungere), perchè non c'è fratello che non odî il fratello, come giornalista che non odî il giornalista, come avvocato che non odî l'avvocato.