I due articoli 338 e 339 sono legati dallo stesso concetto. Quindi presiede ad entrambi la necessità di questa indagine. Ora, supponiamo di trovarci su una spiaggia di mare, in uno stabilimento di bagni. Ci sono degli uomini, ci sono delle donne. Ad un certo punto si vede là in fondo un disgraziato che sta per affogare. Un uomo sente il bisogno di svestirsi all'improvviso e di buttarsi in acqua, e svestendosi mostra alle signore spettatrici adunate commosse sulla spiaggia, qualche cosa che non si deve mostrare in pubblico. Lei lo manda in prigione per oltraggio al pudore? Ma quell'uomo non ha l'intenzione di offendere il pudore, ha l'intenzione di compiere un'atto nobile e generoso. E se allora mostra qualche cosa di impudico pur sapendo di farlo non lo può punire, perchè deve punire la sua intenzione e non il suo atto. Dunque lei ammette nell'intenzione una discriminante. ( Bravo! Bravo! )

PUBBLICO MINISTERO.—Ma vi è lo stato di necessità!…

ON. BARZILAI.—Lo stato di necessità! Oh, lo stato di necessità… In verità ella in condizioni analoghe non sosterrebbe questa teoria. Stato di necessità molto relativo; tanto è vero che di tutti quei signori che si trovavano sulla spiaggia uno solo si è buttato in acqua, mentre gli altri sono rimasti a terra a aspettare che il naufrago fosse loro portato dinnanzi.

Quindi, signori del Tribunale, la necessità di indagare l'intenzione. Ma vediamo la logica della legge che qualche volta vale anche l'interpretazione. Perchè ci vuole l'intenzione di offendere il pudore e perchè non si punisce? Forse vi è un'anima legislativa che possa ammettere che vi sia un materiale veramente offensivo del pudore, senza l'intenzione di offenderlo? No, per questo: Perchè la legge intende che a seconda dell'intenzione anche il materiale presunto oltraggioso assumerà una forma particolare. Perchè se avrò l'intenzione di educare, io, pure esponendo i misteri, i segreti dell'accoppiamento, li presenterò come forse non ha fatto il senatore Paolo Mantegazza, per modo da suscitare pensieri e riflessioni gravi, non l'erotismo di chi legge; perchè quando io avrò scritto una pagina d'arte, se sarà una pagina d'arte, se sarà determinata da un sentimento discutibile finchè volete, ma nobile, di arte e di estetica, io imprimerò a questa pagina una suggestione più forte di quella del senso. Io richiamerò prima i sensi del mio lettore, la sua anima, la sua mente, la sua psiche su tutto quanto di bello, di attraente, potrà uscire dalle viscere del mio romanzo, quindi non darò a lui quel tempo che gli dà lo scrittore del Tempietto di Venere di deliziarsi nello studio e nel presentimento della imitazione che potrà prepararsi di quei giocondi misteri: io avrò creato nel suo animo una sentimentalità più alta, io non avrò oltraggiato il suo pudore. Ed ecco come l'elemento subbiettivo si fonde con l'elemento obbiettivo, ed ecco perchè la ricerca è richiesta: perchè in caso diverso Pubblici Ministeri meno intelligenti di lei potrebbero mandarmi al pubblico giudizio dei trattati di medicina legale, potrebbero fare un fascio di tutto quanto l'arte e la scienza hanno dovuto lavorare sull'inconoscibile e sul misterioso per uno scopo elevato di conquista del vero e del bello. E perchè questo non avvenga, la ricerca è necessaria, e quando l'intenzione è nobile, elevata, disinteressata, e se ne trovano le tracce, voi questa intenzione la riconoscete, anche nel presunto materiale criminoso.

A questo punto debbo fare una interrogazione al Pubblico Ministero, che si riallaccia alla definizione che non a puro scopo di esordio ho posto nelle prime parole del mio discorso.

Guardate: il legislatore, in armonia con quanto promette e annunzia nella relazione ministeriale, ha escluso dalla punibilità l'oltraggio al pudore privato. Si punisce lo spettacolo erotico rappresentato anche da persone legalmente congiunte, sulla pubblica strada o il medesimo spettacolo portato nella platea di un teatro (perchè se è sul palcoscenico, gode una certa impunità, come abbiamo visto); ma il legislatore, se voi, senza violazione di domicilio, andate in un luogo non esposto al pubblico a commettere un atto osceno, in presenza anche di signori e signore, dice: io non me ne incarico.

Dunque allora è vero, come dicevamo prima, che il legislatore non fa il moralista, che il legislatore lascia libera la padrona nella cui casa si facesse qualche cosa di simile, di prenderne rispettosamente per un orecchio l'autore che egli lascia alla sanzione morale che colpisce coloro i quali contravvengono alle norme della convivenza civile, ogni forma di oltraggio di questa natura. Il legislatore è… pagato dal pubblico e si occupa unicamente del pubblico. Si occupa del pudore collettivo e niente altro. Il pudore individuale importa niente: importa solo quando oltre al pudore si offende la innocenza, quando si va dentro e si colpisce alle sorgenti la moralità. ( Applausi ).

Ma guardate anche allora cosa fa: anche allora lascia che se la sbrighino, occorrendo, le parti private, anche allora la suprema difesa della moralità è messa alla mercè di un gruppetto di biglietti da cento o da mille che per riparare l'atto di libidine o magari stupro violento si richiede dalla parte in qualche caso veramente lesa. Dunque a fortiori non si occupa del pudore privato.

Ora mi spieghi lei come il legislatore che non punisce, questa scena al vero che si compia nello sfondo, nell'interno di una casa o di un circolo privato o dove insomma convengano anche più persone, punirebbe poi il fatto di Tizio che è andato a comprare un libro, se lo è messo in tasca ed è andato a leggerselo a domicilio.

Oh, ma questa è una stranezza! Io penso che il legislatore non può aver voluto punire questa diminuzione del pudore, questa offesa del pudore individuale che io mi procuro con l'acquisto del libro, e non ha mai pensato a questo, il legislatore.