O signori del Tribunale, ecco che noi scopriamo la intenzione del legislatore, ecco che noi vediamo perchè dopo essersi proposto nella dichiarazione della relazione ministeriale di non invadere il campo della morale, ma di punire l'oltraggio al pudore solo quando reca pubblico scandalo,—sono le parole del legislatore,—dopo avere esentato da ogni responsabilità la rappresentazione di oscenità fatta in privato, il legislatore non potesse pensare a colpire altra cosa fuori di quel che costituisce è l'incitamento pubblico, la rappresentazione di un qualche cosa che abbia nella sua esteriorità, nella sua offerta, lo stigma delle oscenità e quindi pubblicamente, indipendentemente dall'esame e dalle indagini particolari che ciascuno andrà a fare di questo corpo del reato in casa sua, costituisce un pericolo e un danno per la società e per i cittadini.

Guardate, o signori del Tribunale: con una frase molto semplice, in un altro punto, in un altro suo libro il magistrato che io vi ho ricordato pochi minuti or sono, descriveva quale è il diritto che si è voluto tutelare con queste sanzioni. Io purtroppo ho perduto le carte, ma mi ricordo a memoria. Diceva Aristo Mortara in un'altra pubblicazione:

«Il legislatore ha voluto che il galantuomo il quale va a spasso con la sua signora o con i suoi bambini non sia turbato e offeso da qualche cosa che sotto forma di disegni o sotto la forma di scritture gli sia offerto in vendita nè posto sott'occhio.» Voi conoscete, voi tutti sapete che vi sono dei girovaghi nelle pubbliche strade i quali si avvicinano a Tizio, a Caio, e dicono e promettono: «noi abbiamo, noi possiamo, noi vi diamo; guardate, leggete….» e vi invitano in un portone, in un cantuccio ad esaminare la merce. E noi abbiamo quelli che vendono cartoline postali oscene e libri i quali nell'interno non contengono alcuna oscenità, ma per eccitamento del pubblico hanno delle magnifiche planches straordinariamente oscene sulla copertina.

Questo è ciò che tocca il pudore pubblico che, solo, il legislatore ha voluto sanzionare e difendere. Il legislatore non può andare a domicilio: ci sarebbe andato per altro titolo. Il legislatore mostra con tutte le sue disposizioni in questo campo del codice, con la stessa larghezza con cui ha lasciato il cittadino privato arbitro della sanzione penale, mostra che in materia di moralità pubblica meno processi si fanno e più la moralità ne guadagna. ( Applausi fragorosi ).

E questo la legge dice riguardo alle lesioni gravi, gravissime che intaccano l'ordine della famiglia e offendono la pubblica moralità: e voi, Pubblico Ministero, dovete sofisticare per far rientrare nei cancelli del codice tutto ciò che il codice ha escluso, come cosa che va fuori del suo dominio, della sua giurisdizione, della sua missione sociale?

Quindi nessuna offerta in vendita, quindi nessuna effettiva offesa al pudore come per altra via ha dimostrato il prof. Capuana, cui mi è grato di rendere in questo momento l'omaggio che è dovuto ad un augusto veterano dell'arte, che come diceva l'amico Cappa non sarebbe venuto qui a barattare la sua coscienza o il suo criterio artistico per far comodo a noi o al signor Marinetti. Ed io, o signori del Tribunale, mentre affermo e sostengo che in tutto questo che ci è passato innanzi agli occhi manca in ultima ipotesi il materiale del reato, vi soggiungo e dimostro con la lettura che ho fatto dei testi di legge e delle loro interpretazioni più sicure, che non poteva nemmeno, ove diversa fosse l'ipotesi del Pubblico Ministero, che non poteva nemmeno, questa sostanza, essere di dominio, di competenza di una azione e di una persecuzione giudiziaria.

Io credo, o signori del Tribunale, che voi comprenderete come l'ufficio che vi è in quest'ora demandato, sia alto ufficio civile. Guardate: stamattina mi arriva questo giornale da Roma, dove vi è un brano di una lettera rivolta a me, e in cui mi si dice che faccio meglio ad occuparmi di processi che non di politica.

«Meglio occuparsi delle cose nostre come fai tu ora in tribunale difendendo una causa che è molto importante, perchè si tratta di arrestare la vecchia gesuiteria, Barzilai mio. Pensa a quello che accadrà dopo un rinforzo di gesuiti esuli dal Portogallo con molti quattrini per giunta.» ( Applausi fragorosi ).

Voi siete magistrati moderni, siete magistrati che conoscete i limiti del vostro ufficio, che sapete come l'avvenire della specie, gli interessi supremi della moralità e della civiltà esigano sanzioni, che forse forse non dovrebbero essere lasciate sotto questo rispetto all'arbitrio del privato, contro i fatti che riflettono il costume, ma non siete in ogni ipotesi uomini disposti a rompere lo specchio perchè vi riflette ciò che lasciate e dovete per certe ragioni lasciare impunito quando si verifica nella realtà! Non siete magistrati i quali vogliano trovare questo nuovo argomento di critica storica e letteraria: i mesi di reclusione.—Eh! lo so; essi furono in vigore; ma non credo che abbiano raddrizzato la letteratura e l'arte, giacchè non credo che sia l'arte che crea la moralità, ma sia la moralità che crea l'arte.

E il Marinetti ha fatto un libro discutibile, un libro che come dicevo, io sono stato ben lieto di leggere perchè volevo venir qua e dirvi il bene e il male che penso della sua opera, un libro che è la manifestazione di un'arte la quale suscita entusiasmi da un lato, suscita riprovazioni dall'altro, ma è grande arte.—Non vi leggerò tutto ciò che del Mafarka hanno scritto uomini che hanno un diritto di cittadinanza incontestabile nel campo della letteratura. Vi ripeterò ciò che uno dei più importanti, forse il più importante giornale di critica letteraria francese, Le Mercure de France, per opera di una illustre scrittrice (Rachilde), dice di questo libro, tributandogli un elogio che io non vorrei leggere per non abusare della modestia del mio raccomandato.