«Vi ripeto, scrive Rachilde, che ho trovato veramente bellissimo questo romanzo, perchè F. T. Marinetti è veramente riuscito a farmi vedere il suo enorme sogno. Ora, se uno scrittore mi fa vedere realmente un'esistenza pazza, riesce realmente a darmi la visione dello stravagante, io non domando di più per trovare in lui del genio.
«Non mi piace il procedimento impiegato dall'autore, e non discuto la sua esagerazione spesso di cattivo gusto. Egli possiede d'altronde tutti i difetti di Victor Hugo, ma sta con regale disinvoltura nel disordine. Se constata che la voce di un muezzin è violetta, non ne sono urtata: mi ci adatto, quando mi trovo davanti al quadro dei Cani del Sole. Mafarka che combatte accanto a suo fratello Magamal l'arrabbiato è una pagina favolosamente impressionante. Il festino dei mostri del mare e l'orgia che segue sono capitoli meravigliosi.
«Certo, tutto ciò non è affatto castigato: certo, vi è terribilmente sparso il pimento africano e il romanzo odora furiosamente di negro (specialmente nello Stupro delle negre ); ma è pieno di vita, poichè, in fondo, nulla è più vivo di incubo. Credete voi che il fabbricare da capo a piedi un uomo artificiale e il farlo camminare non sia difficile, quando s'abbia dell'immaginazione? Lo credete? Io penso invece che sia difficilissimo essere Dio. Ed io credo di non far dispiacere a Marinetti paragonandolo a questo primo autore del primo volume dell'umanità. ( Applausi ).
«Ma ciò non ha nulla a che fare con la ragione quotidiana. Se fossimo proprio sinceri, confesseremmo che la ragione, come la vita quotidiana, ci annoia ancor più nei libri che non fra le nostre quattro mura.
«Io non raccomando la lettura di quest'opera straordinaria ai giovani che tagliano il loro pane quotidiano in tartine; ma prego i poeti, questi uomini tanto felicemente dotati di pazzia, di fermarsi davanti a questa immagine: Sotto la volta altissima, la luce azzurra della notte si ritirava lentamente, come una donna cerimoniosa che esce, indietreggiando, dalla terrazza, facendo inchini e abbassando in cadenza le braccia da cui pendono cenci. A me sembra signori, che questa frase, copiata a casaccio in un libro nel quale se ne trovano molte dello stesso valore, dovrebbe da sola salvare il futurismo» ( Bene! ).
Vi leggerò inoltre ciò che di un altro libro del Marinetti ha scritto un critico d'arte, Ettore Janni, su questo giornale di Milano: Il Corriere della Sera.
Si tratta del libro Le Roi Bombance (Re Baldoria). E voi da questo brano vedrete come si possono fare delle accuse al temperamento complessivo dello scrittore, ma come tutto ciò che urta il senso del Pubblico Ministero sia lontano dalla intenzionalità, dalla intenzionalità determinata e oltraggiosa del pudore pubblico, ma sia piuttosto, ripeto, connaturato a un sistema, a uno stile particolare:
«Lasciamo stare i nomi e prendiamo l'occasione. Il Marinetti—e ne sono già prove i suoi due poemi: La Conquête des Etoiles e Destruction —ha bisogno dell'enorme per ispirarsi, stavo per dire… eccitarsi, in tutti i sensi di questa parola: ha bisogno di accordar la sua musica frenetica a un rombo catastrofico, ha l'avidità ed il gusto dello smisurato.
«Era naturale che quella vasta sala popolare tutta appestata di stupidità brutale, gli facesse balenar l'idea della tragedia satirica ed era naturale che questa divenisse il turbine senza confine delle eterne cupidigie umane, una specie di Giudizio Universale grottesco, il Giudizio Universale di tutte le deformi e colossali idropisie corporali e mentali—una larga visione artistica, piena di difetti, scintillante d'ingegno, simbolica, decadente, secentistica, mariniana…. marinettiana, che è quanto dire; ricchezza invidiabile, ma deplorevole abuso d'immagini—una vera imagorrea:—quasi ogni aggettivo condannato a portarsi appesa una proposizione maggiormente esplicativa, tutti i pensieri e tutti i paragoni in così alto rilievo che vi manca del tutto la virtù della gradazione: un bel talento che ha l'aria di essere un po' infermo di satiriasi…
«Ma passerà, poichè tutti questi difetti si riducono a uno solo: alla sovrabbondanza o, per dir meglio, ad una insolente incuria giovanile della misura: e questo è un difetto che fa mettere i colpevoli alla destra dei giudici: alla sinistra vanno gli stitici, che si grattano il capo un anno prima di trovare un'idea o una metafora, e l'anno seguente vi raccolgono intorno due volumi» ( Bene! Applausi ).