Dunque è lo stesso Marinetti che dà tanto sui nervi giuridici del Pubblico Ministero, è lo stesso Marinetti con la stessa sovrabbondanza, con lo stesso grottesco, con la stessa arte piena di immagini, di sovrapposizioni e di esagerazione, è lo stesso temperamento.

Il Janni propone una cura, e la cura la affida alla critica letteraria, al gusto del pubblico, al procedere degli anni, a quella selezione naturale di tutte le esagerazioni che nel procedere dell'opera d'arte si possono compiere: è magari severo contro di lui, ma domanda che all'arte o all'intenzione dell'arte si contrapponga qualche cosa che rispecchi l'arte diversa, non contrappone, onorevole rappresentante dell'accusa del 1910, ad una forma d'arte la forma di galera che ella propone. Il proporre la cura dei mesi di reclusione che non si dànno nè allo stupratore, nè a coloro che fanno atti di libidine, nè a coloro che commettono adulterî quando paghino la parte lesa, infliggerli ad un galantuomo che ha dato tutta la sua attività, tutta la sua giovinezza, tutto il suo patrimonio a questo ideale d'arte, onorevole rappresentante dell'Accusa, è soverchio. Lei è giovane, ed io spero avrà un brillante e nobile avvenire. Ma io le auguro che questa sua requisitoria ella possa cancellarla dal suo stato di servizio professionale, come auguro, e sono certo che il mio augurio sarà coronato dal successo, che magistrati come voi siete scriveranno una sentenza come quell'altra lodata dal Pubblico Ministero e che voi ora non dimenticherete e che fu resa a Parma riguardo a un'altra causa; una sentenza la quale, si occupi o non si occupi del valore letterario dell'opera, ma non sia una sentenza infamatrice di un'arte discutibile ma non degna, però, di essere messa alla gogna come vorrebbe il Pubblico Ministero.

(Questa formidabile perorazione è salutata da interminabili applausi. È una vera, entusiastica ovazione all'illustre uomo politico, che viene calorosamente felicitato da tutti i letterati e da tutti i giornalisti presenti).

La replica dell'avv. Cesare Sarfatti

La causa pare ormai vinta. I giuristi presenti, colpiti d'ammirazione per la novità e la profondità della tesi giuridica sostenuta dall'onor. Barzilai, non esitano a dichiarare che la requisitoria del P. M. è assolutamente schiacciata. Il P. M. fa una breve ed inefficace replica, dopo la quale prende la parola l'illustre avvocato socialista Cesare Sarfatti, che subito assale il Tribunale con la sua bella eloquenza ironica, insolente e aggressiva.

Mi si consenta non solo di rispondere al Pubblico Ministero, ma di soggiungere poche cose alle moltissime che hanno detto i miei onorevoli colleghi, dei quali io sento ancora la voce mentre parlo.

Io devo parlare mentre ascolto ancora. E devo parlare non perchè io sia qui nel Collegio di difesa, ma perchè non sia lecito alla dignità e alla moralità di questa causa che l'ultima parola non sia quella della difesa di Marinetti. E mi studierò, per risparmiare a me la fatica, a voi la noia, di essere il più breve e più sintetico possibile.

Argomenti d'arte e argomenti di diritto. Ci si consenta una pregiudiziale. Se voi ritenete Mafarka il futurista un'opera d'arte, voi non avete nè competenza, nè giurisdizione a giudicarla, perchè, onorevole rappresentante del Pubblico Ministero, il Tribunale è competente a giudicare la pornografia, non le opere d'arte. Intendiamoci: ho detto il Tribunale, perchè poi ogni giudice a casa sua e negli amichevoli conversari può essere più competente di ogni altro. Ma il Tribunale giudice di letteratura è un non senso: qualche cosa che è fuori dell'arte e fuori del diritto. Perchè badate alle conseguenze dei Tribunali giudici d'opere d'arte, e dei pubblici ministeri persecutori, e delle circolari del profeta che dirige le sorti della politica italiana; ecco le conseguenze: che il profeta, il quale ha studiato molto, scrive nella famosa circolare: di perseguitare l'immoralità, ecc., ecc., eccezion fatta per l' Arte classica. Ora qual'è l'arte classica?

Onorevole rappresentante del Pubblico Ministero, voi che avete parlato di arte europea, la conoscerete, voi, l'arte che si studia sui banchi delle scuole e soprattutto si vede per le chiese d'Italia, l'arte classica, e soprattutto nei musei d'Italia, dove, la domenica e le altre feste comandate, il governo eccita alla corruzione i grandi e i piccoli, le bambine e i bambini, gli scolari e i maestri. L'arte classica, mio caro signore, è l'arte che ha la sanzione del tempo. Se non m'inganno, Mafarka il futurista (io non ho nessuna riserva a fare, nemmeno quelle del mio amico On. Barzilai), Mafarka il futurista diventerà un'opera classica. Quando? Quando il Marinetti non sarà più futurista: questa è una cosa che appartiene al futuro. Ma l'arte classica signor rappresentante del Pubblico Ministero, è il vivaio di tutte le porcherie, di tutte le offese al pudore, di tutte le esaltazioni della carne sullo spirito che abbiano dato al mondo i più grandi artisti. ( Applausi fragorosi ).

Io non vi dirò più niente sul «non è necessario» o «non era necessario». Quella parte lì, Innocenzo Cappa ve l'ha messa davanti come un tale rimorso, che voi ne domanderete scusa al vostro professore d'italiano e di letteratura latina: ma l'arte classica è la Mandragola del Macchiavelli, è la Calandra del Bibbiena, che si recitavano alla Corte di Leone X tra uno stuolo di cardinali e di prelati; l'arte classica è il Nettuno di Giambologna, al quale in verità non era necessario che lo scultore fornisse di un membro, diciamo, così equino; l'arte classica è la statua del David, che i tardi nepoti hanno ricollocato, in una brutta copia, alla porta d'ingresso del Palazzo Vecchio.