Ora nel romanzo futurista del Marinetti, non si descrivono, coi più smaglianti colori, un incesto nè la interessata seduzione di un povero vecchio.
Il Marinetti è semplicemente un artista, e non si crede sotto la influenza dettatrice dello Spirito Santo. Suo Spirito Santo è il pensiero, è il sentimento di elevazione umana verso un nobilissimo, e forse irraggiungibile ideale: e questo pensiero, questo sentimento, egli artista, non può ragionarli, discuterli per via di sillogismi, di deduzioni filosofiche e scientifiche, ma esprimerli con la rappresentazione, con la creazione immaginativa, che ha le sue leggi fisse, di proporzioni, di armonie, di colorito, alle quali nessun artista che voglia esser tale può sottrarsi.
E il giorno che gli si presenta alla mente la fosca visione di quel mondo barbarico che poteva rendere artisticamente il contrasto fra la brutalità degli istinti e la spiritualità dell'aspirazione verso una regione più umana, anzi divina, non ha esitato di cedere alle imposizioni del soggetto, nè ha tentato di sottrarsi a nessuna delle esigenze che potevano rendere più evidente il concetto del suo poema, cioè: il disprezzo della parte moralmente animale degli istinti, e l'entusiasmo per la liberazione della parte più nobile dell'uomo che le carnali passioni diminuiscono, quando non giungono ad annullare.
Mafarka non è altro. È precisamente il poema, non il romanzo, della conquista del pieno possesso della libertà spirituale dell'individuo; poema, che è quanto dire (non bisogna dimenticarlo) rappresentazione fantastica che deve colpire l'immaginazione, rendere evidente, solido, reale il mondo destinato ad adombrare il concetto. L'artista è più logico della natura: non divaga, non si lascia trascinare, com'essa, dagli accidenti che spesso ne intralciano l'opera. Nel mondo dell'Arte, il caso cieco e importuno non esiste: ripeto cose vecchissime, ma non fuori di luogo. L'artista, infine, è nello stesso tempo egualmente pregiudicato quanto la Natura: non deve avere esitanze, pentimenti, ed essere onnipotente al pari di lei.
In Mafarka la forza di creazione è veramente straordinaria. Quel mondo—uomini e paesaggio—gigantescamente barbarico vi si afferma come realtà, si spiega senza reticenze, senza quegli sciocchi pudori che diventano, se si guarda bene, ipocrite e vigliacche spudoratezze. ( Applausi fragorosi ).
Per questo mi sembra, che stia bene al suo posto l'episodio fondamentale dello Stupro delle negre che ha eccitato soprattutto la magistrativa coscienza del Procuratore del Re, impedendogli di vedere che l'artista aveva bisogno della base di quel sostrato schifoso per mostrare la sua violenta indignazione contro la bassezza degli istinti. Si è scandolezzato della necessaria brutalità della rappresentazione, della crudezza del vocabolo preciso; ha attribuito una deplorevole compiacenza di vizio alla prodigiosa evidenza di quell'orgia nefanda e non ha più badato al resto: non ha pensato che lo spirito dell'autore parla, proprio colà, per bocca di Mafarka el Bar, quando lo fa irrompere in mezzo a tutta quella putredine umana, con la scimitarra—cito le stesse parole del Poeta—folgoreggiante e ricurva sul suo capo come un'aureola.
—Cani rognosi! rozze pustolose! Cuori di lepri! Orecchie di conigli! Razza di scorpioni! Non avete altro che un'ulcera fetente al posto del cervello, sotto le vostre fronti schiacciate…. ecc.
E interrompo la citazione, per non abusare della pazienza del Tribunale. L'intimo concetto del poema del Marinetti è condensato interamente là. Si vede che i sensi del Procuratore del Re dovettero essere più eccitati dalla potenza artistica della rappresentazione di quell'orgia, se gli impedirono di comprendere la profonda ragione, anzi la necessità artistica di essa, e fargli supporre una vilissima speculazione libraria in quelle pagine che formano parte integrale dell'organismo del poema, e non si possono scindere, senza distruggere la vita della vigorosissima opera d'arte, di cui Marinetti è certamente orgoglioso, come di un'opera grande, di altissima moralità.
Questo, con piena, libera e serena coscienza, è il mio parere intorno al poema Mafarka il futurista.
=Luigi Capuana.=