Il medico scosse la testa, nervoso.

—Vi ho chiesto del fatto, non del luogo. Come è andato? Spicciatevi.

—Il fatto del ferimento?—disse il brigadiere—Ecco. Io e la guardia scelta Cosentino, qui presente, passavamo pel Vico Astuti, verso le nove e un quarto. Costei urlava, in mezzo a certe femmine. Ci siamo avvicinati al gruppetto. Be’?—dico—di che si tratta? Dice una di quelle femmine: Brigadiere, portatela all’ospedale: l’hanno sfregiata e perde sangue. E così l’abbiamo portata qui, in vettura...

Il dottore s’era levato e s’avvicinava al divanetto.

—Dove ti hanno ferita, eh, bella bimba?

La donna, che premeva sulla guancia destra una pezzuola la quale s’era tutta arrossata, ne la disgiunse pian piano. Apparve la guancia sanguinante. Ella strinse i denti, con un brivido, e tornò a chiuder gli occhi.

—Rasoio:—mormorava il medico, reclinato sulla donna—colpo scorrente dalla tempia all’angolo mascellare inferiore. Ferita abbastanza profonda. Aspetta... Anche qui? Anche al braccio?

Gli agenti s’accostarono per guardare.

—Ferita anche al braccio!—esclamò il brigadiere—Era per questo che mi sentivo scorrere il sangue nella manica, quando l’ho afferrata pel braccio! Vuol dire che ha parato un altro colpo e ha preso anche quello.

—Ah, Signore Iddio!—sospirò la suora.