I
Stesa supina sul piccolo divanetto della sala terrena dell’Ospedale degl’Incurabili, lì ove si fanno le immediate medicature a’ feriti che vi capitano di tanto in tanto da’ rioni popolani di Napoli, una giovane donna ripigliava i sensi a mano a mano.
Erano le dieci ore di una magnifica sera di primavera. La lampadina elettrica, che la suora di guardia aveva incappucciata con un pezzo di carta rosea, bagnava il divanetto e quella donna di un dolce lume colorito, diffuso e uguale.
In qua, presso a una tavola sulla quale era squadernato il registro per le Ricezioni notturne, il medico di servizio preparava, sbadigliando, le bende e l’ovatta. Quando ebbe tutto allestito per la medicatura, sedette alla tavola, si trasse davanti il calamaio e il registro, sbadigliò ancora una volta e accese un’altra lampadina, per vederci meglio.
—Dunque?—disse, voltandosi—Voialtri, fatevi avanti.
Due guardie di pubblica sicurezza uscirono dalla penombra e si posero di faccia al medico. Il brigadiere salutò militarmente.
—Il fatto?—disse il dottore.
—Vico Astuti, sezione Porto.
—Scusi, brigadiere—corresse l’altra guardia—sezione Mercato.