—Vado fino all’Annunziata, Chiarí...

La voce rispose dall’oscurità:

—E il treno?...

—Parte alle dieci...—E don Placido, aperse la porta delle scale—V’è il tempo. Torno subito.

Sulla soglia si voltò a Letizia:

—La casa la conosci: accomodati pure. Aggiustati con Chiarina...

Uscì. La porta si richiuse e Letizia rimase sola.

Si guardò attorno, guardò l’uscio piccolo dietro del quale ella indovinava donna Chiara, l’orribile vecchia, gigantesca come il marito, quasi calva, dall’occipite rigato di filze di capelli tinti, copiosa di carne molle, e ondeggiante dal petto enorme e floscio sul ventre...

Si levò in piedi. S’era mossa quella porta. Ma era il gatto. Apparve sbadigliando, un gatto grigiastro e avanzò, lentamente. Vide Letizia: si fermò, la guardò, poi, rincamminandosi, scomparve nella penombra.

Letizia sospinse la porta della cucina.