—A Napoli?...—balbettò Letizia.

—Vi ho un amico. Ti raccomanderò... La città è grande, vedrai... E qualche altra vi ha fatto fortuna...

Lo interruppe un colpo di tosse che arrivava da un’altra camera la cui porticina, alle spalle di Letizia, era pur chiusa.

Letizia trasalì e l’uomo si mise a ridere.

—È la bionda—disse, con una occhiata a quell’uscio—È una di Caserta. Parte a momenti per Napoli e io l’accompagno alla stazione.

La breve tossicina si fece udire un’altra volta, ma ora don Placido non vi badò.

—Per questo ti domandavo se ti piace Napoli. Se ti piace allora... vedi... puoi dirti fortunata, vi andrete assieme... Con la bionda. Ora deciditi. Hai capito? Grande città, gran gente, gran rumore, gran vita. Mica questi sordomuti di Capua, angiolo mio...

Tese l’orecchio. Pioveva ancora: il borbottìo della grondaia era superato dal crepitare della pioggia che percoteva il cortile.

—Se vuoi vedere la bionda è di là, in cucina. Si chiacchierava, appunto, quando sei arrivata. E s’è voluta nascondere: si vergogna. Be’, se vuoi vederla... Intanto io vado per un affare mio, fino all’Annunziata. E parla pure con Chiarina: tra femmine vi intenderete meglio...

A voce alta, mentre cercava il mantello e il cappello, annunziò: