—Di’, è vero? È vero?...

Pandolfelli rispose, alto:

—Sì, è morto.

Mi vidi di faccia l’inserviente, in quel punto. Apriva le braccia, smarrito.

—Stazza!—mi fece.

E battè palma a palma, convulso:

—Lì davanti al caffè, poco prima. Un colpo. Si ricorda? Quando pareva addormentato.

Apparve il direttore, pallidissimo. Accorrevano altri compagni. Tre o quattro lettori s’indugiavano sul ballatoio, senza comprendere.

Il direttore mi chiese:

—Scende?