—Prenda me...

Cocotte si volse. La suora che le aveva parlato ora chinava la testa: le sue braccia, nelle larghe maniche chiuse a’ polsi, pendevano come abbandonate. Un tremito impercettibile le correva lungo le mani bianche e nervose, che a un tratto s’afferrarono alla molle sottana azzurrina, convulsamente, e se ne empirono, come se volessero strapparla...

Gli occhi arrossati della vecchia peccatrice cercarono di spiare tra quel soggolo e quella cornetta.

Gli urli ricominciavano.

—Alla scelta! Alla scelta!

Disse Cocotte:

—Tocca a me. Scelgo io.

Stese la mano: prese il mento della suora tra pollice ed indice e lentamente le sollevò la testa. Un viso quasi ancora infantile, una pallida faccia di giovinetta si coperse subitamente di luce. Due grandi occhi cilestrini s’affisarono sulla reclusa, ansiosi e sbigottiti.

—Ma guarda!—fece Cocotte—È carina!... E come ti chiamano?

La suora balbettò: