Al sole ardente che lo investiva quel gruppo di membra s’aggrovigliava e sobbalzava. Le braccia di Cocotte, nude fino alla scapola, ora percotevano l’aria, i suoi denti stridevano, ed ella mugolava come un bruto ferito.
—Lasciala!—gridò la butterata alla suora—Scostati!...
Si chinò, l’afferrò per la vita e tentò di svellerla da quelle braccia che l’avevano riafferrata, irrigidite e tenaci.
—Lasciala!
Cocotte, sfinita, ricadde di peso e restò immota.
La suora le passò una mano sotto il capo, si piegò, posò la sua guancia su quella faccia stravolta e bruttata di sozza bava sanguigna.
La butterata, ginocchioni, cercava di liberarla e le urlava, faccia a faccia:
—Ma sei pazza!... Ma bada!... Ricomincerà!...
Allora la piccola suora balbettò, soffocata da’ singhiozzi:
—Mia madre... Mia madre...