—No, no!—promise il piccolo.
E si chinò e raccolse il quadrello che gli era sfuggito. Ora lo brandiva nella piccola mano inguantata. Ripetette, solenne:
—A nessuno!
Si rincamminò a piccoli passi. A metà della via la infantile sua curiosità lo punse: si volse. Letizia moveva al ponte, dirittamente, e la sua figura nera si rilevava, con fine disegno, sul tramonto. Parve a un tratto, ch’ella, soffermata, incerta, facesse per tornare addietro. Subito lo scolaretto riprese la sua strada verso Riva Casilina. Ma sul punto d’arrivare a un vico verso il quale s’indirizzava egli si fermò ancora una volta, e tornò a guardare dalla parte del piazzale già lontano. Ora Letizia, immobile, in mezzo al gran ponte, contemplava il fiume dal parapetto. Il segno della sua testa liberata dallo scialle, del suo busto proteso, delle sue braccia, lungo le quali lo scialle ricascava e s’allargava a’ gomiti puntati sul parapetto, era preciso. Il fuoco del tramonto ella raggiungeva col capo eretto, immoto. Una dorata aureola s’effondeva attorno a quel capo e quasi lo penetrava e lo immaterializzava. Pareva che in quel rosso vapore esso a momenti fosse per dissolversi, mentre al vento lieve ed opposto una ciocca di capelli, a volta a volta, vi palpitava e, investito dallo stesso vento, un lembo dello scialle sbatteva i fili della sua frangia su quell’incendio lontano.
III
Due, tre volte, perdutamente Letizia s’era quasi sospinta dal parapetto sul fiume tacito e lento. Aveva chiuso gli occhi, s’era allungata sul largo parapetto col busto, col ventre, lasciando penzolare le gambe dentro del ponte; e con le braccia stese, irrigidite quasi sul vuoto, aveva aspettato che una forza misteriosa, invocata, implacabile, la sospingesse improvvisamente. Ma al senso pauroso del vuoto s’erano ritratte le sue braccia pian piano, gli occhi suoi s’erano pian piano aperti e subito rinserrati sull’acqua torbida e oscurata, e più rilassato e inerte era rimasto quel corpo senza volontà, sul parapetto. Ora ella quasi temeva di spiccarsene, anzi le pareva che nel punto in cui fosse per scivolare a terra qualcosa dovesse risospingerla e precipitarla. Rimase prona sul balaustro: poi riaperse pianamente gli occhi e riguardò il fiume, di sotto. Il Volturno trascorreva lento e silenzioso tra le quattro arcate di fabbrica imperatoria. L’acqua torva pareva, a tratti, stagnante, così tardo era il suo cammino. Ma a quando a quando dei gorghi l’agitavano, e su per la giallastra sua superficie si rincorrevano pezzi di fradicio legno e batuffoli di paglia o di fieno. S’oscuravano di qua e di là le rive. Più avanti, sotto il ponte ferroviario, al punto ove esso cominciava a far gomito, l’acqua, incorrotta, luceva come uno specchio.
La donna interrogò un’ultima volta il fiume. Ora ne saliva un alito d’umidità, e dal liquido fangoso, che alle lor basi immani lambiva i pilastri quadrati degli archi, s’esprimeva quasi un fascino freddo.
—Che morte!...—ella mormorò.
E come, nell’atto in cui s’indugiava, le cupe acque la tentavano, l’attiravano ancora, un improvviso tremito la percorse tutta. Ritrovò a mala pena la forza di lasciarsi scivolare sul ponte, dal parapetto, e a questo addossarsi, quasi mancando. Confusamente le appariva, adesso, uno spettacolo nuovo: sulla destra l’Arcivescovado, e poi le case basse, e poi una via che procedendo lungo quelle case si restringeva e, nell’alto, ancora più in là, sul cielo bianchiccio, la cupola della chiesa della Santella: in fondo, rimpetto a lei, l’alto anfiteatro della Riviera Casilina il cui largo arco a un punto era terminato dalla fabbrica rozza e massiccia della polveriera. Le finestre di Riviera Casilina rattenevano ancora il lume del tramonto e se ne accendevano. Abbasso, quasi sull’argine del fiume, l’infame contrada Mazzamauriello infilava su d’un sentiero invisibile le sue due o tre losche casucce a un solo piano.
Con la bocca serrata, con le braccia penzoloni, voltando le spalle al tramonto, Letizia non distoglieva lo sguardo da quel gruppo di case. Di là, su pel fiume, le pareva che le arrivasse una voce, un susurro, un appello. Fascinata, immobile, ella rimase lì, ritta tra le ombre che scendevano rapidamente sul ponte.