In giornata il cadavere di Mastia fu portato al cimitero nel carro dei poveri. La stanza rimase vuota e deserta. E da quel giorno donna Clorinda non vi tornò più.

III

Fu proprio in quel tempo che il bisogno d’una modella della sua età e del suo stampo divenne per me urgentissimo: un mio quadro di caratteristici costumi partenopei, colorito della vivacità del color nostro e materiato degli elementi tra malinconici e grotteschi che offrono all’assaporante o meditante gastronomia dello sguardo certe nostre vie popolane, mancava appunto di quell’assai pittoresca figura senile, ch’io ricordavo d’aver più volte incontrata per la via, rincorsa dall’odiosa ragazzaglia plebea che non rispetta alcuna peripatetica sventura: una vecchia bizzarramente vestita, con certe buccole argentee che le scappavano disotto al cappelletto tutto piume e nastrini e le sbattevano sulle gote infossate,—con un cestino infilato al braccio e, attaccato al polso ossuto della mano destra, un bastone con cui minacciava i suoi persecutori infantili.

—Quella?—mi dissero, come ne parlavo una volta tra conoscenti—Quella è donna Clorinda.

Finalmente la ripescai, una sera di estate, in una taverna di Piazza Francese. La vecchia v’era seduta in fondo, quasi accanto al focolare, e di faccia a lei, alla medesima tavola, cenavano due facchini del Molo Piccolo e un soldato della vicina caserma. Donna Clorinda reggeva a due mani la scodella della minestra e con tutta precauzione l’accostava alle labbra e beveva il brodo. In un tondino era un mucchietto di pesce fritto. Come l’oste seguitava a frigger pesce e ne lasciava cadere una minuzzaglia infarinata nella padella piena d’olio bollente e un fumo acre e denso si spandeva attorno, la testa architettata di donna Clorinda appariva e spariva in quel fumo. Rimpetto a lei i due facchini parlavano di sciopero, picchiando di volta in volta sulla tavola con le larghe mani callose, dalle unghie lucenti d’untume: il soldato, un settentrionale biondiccio, beveva silenziosamente, e fumava.

—No, no, domani non posso:—ella mi dichiarò gravemente—di domenica non posso. Domani ci ho la messa. Vado in chiesa, a San Giacomo degli Spagnuoli, a pregare pe’ miei antenati. Sa lei che io discendo dagli Aragona, dal grande Alfonso?

Il soldato si volse, sorpreso. Con un sorriso concessivo e dignitoso, inoltrando le dita nel pesce fritto, di cui poi si mise un pizzico in bocca, donna Clorinda soggiunse, a bocca piena:

—Verrò da voi lunedì. V’accomoda?

—Ma mi dovete giurare di venire. Sul grande Alfonso, non è vero?

Lei levò la mano con un altro pizzico di pesce, solenne.