Ieri questo cerbero digeriva il pranzo, trattenendosi a parlottare con un vecchietto, il quale gli faceva delle confidenze presso al casotto. Poco prima la campanella di avviso era sonata due volte—un tocco solo vuol dire: ferito semplice,—due vogliono dire: ferito in grave stato—tre: ferito moribondo. Era stata trasportata su, alla sala delle medicature, una donna, una giovane. Cinque coltellate, nè più, nè meno. La donna si lamentava, si guardava intorno smarrita, mormorando:

Sant'Anna mia! Ve faccio nu voto!… Scanzateme!… Uh! Uh!… Chiano, chiano!…

Veniva da Piazza Francese, da una delle due suburre napolitane. Aveva denti e capelli splendidi, una mano piccolissima. Gli occhi grandi, azzurri, pieni di lacrime, lucevano. Si chiamava Serafina.

* * *

Laggiù, presso al casotto, il portinaio fumava la pipetta. Il gran cortile dei Pellegrini era tutto preso dal sole, così che il cuoco, un uomo grasso, ne profittava per sciorinare il suo gran moccichino, a quadroni scuri, sulla spalliera d'una seggiola. Due guardie di Pubblica Sicurezza leggevano insieme un libretto di Nuove canzoni napolitane, comentando. Il brigadiere era salito in sala di medicatura per raccogliere la deposizione di Serafina.

Diceva il vecchietto al guardaporta:

—La vedete così, ora, perchè lei è nata con la mala sorte, come me. Due anni fa avreste dovuto vederla! Era un fiore. Tutti si voltavano per la via. Allora come v'ho detto, io lavorava da quel sarto alla Giudecca. Io dormiva nella bottega, sopra un divano sconquassato e pensavo sempre a lei che se n'era fuggita. Tre mesi senza vederla! Considerate voi che siete padre!… Avete figlie?…

—Caspita! Figlie? Ne tengo tre… Peppenella! Peppenè!…—e chiamava una ragazzetta ch'era fuori nella via a giocare—Trase, viene ccà!… Siente! Quella è una…

—Il Signore ve la guardi. E abbadatele ve lo dico come a un fratello…

Il portiere sorrise. Fece scivolar la mano tra lo stipite del casotto e il muro e tirò fuori un bastone.