S'interruppe, strinse le labbra, battè col palmo della mano sul manico del paniere, con un'aria desolata.
—Capite?…
—Eh!—sospirò la rivendugliola.
—Che ha fatto?—chiese Gaetanella.
—Come tant'altre, via… disgraziata…—disse la serva.
Sospirò anche Gaetanella, chinandosi a riattizzare il fuoco.
—Infine il piccino è rimasto a donna Nena, alla nonna. Clelia le avrà dato un po' di danaro per mantenerlo, non si vede mai lei: non comparisce mai. Glie l'ha messo nelle mani e buonanotte. Donna Nena, lo chiama er ragazzo.
—'O guaglione—tradusse Gaetanella.
—Ieri la vecchia m'ha fatta una confidenza. Non è vero che il vetro al finestrino glie lo han rotto dall'orto. Lo ruppe lei, tempo fa, sbattendo la vetrata. Non avrebbe detto nulla all'amministratore se non fosse capitato il piccino, ch'è malaticcio e debole. E col vento in casa…
—Sentite,—interruppe la rivendugliola—io vi do questo paio di calze pel piccino e voi glie le portate a donna Nena, poveretta. Direte che le avete avuto dalla signora vostra…