—Canaglia!—gli fece la guardia, cercando le manotte in saccoccia.
Il calzolaio s'era chinato sul corpo inerte della vecchia, che quasi sbarrava la strada, sicchè una vettura da nolo, poco lontano, s'era dovuta fermare. Il cocchiere, le redini in mano, s'era levato in piedi sulla serpe e guardava, ancora senza capir nulla. La gente accorreva da ogni parte. Arrivarono pur due allievi carabinieri, uno dei quali, per via, s'andava sfilando i guanti di cotone bianco.
—È proprio morta—annunziò il calzolaio, rizzandosi—il sangue l'ha affogata.
—Gesù!—fece Graziella, la stiratrice, coprendosi gli occhi con le mani.
—Avanti!—impose a don Peppe la guardia.
Lui contemplava ancora la morta, movendo le labbra, come se parlasse a sè stesso. Allora un marmista ch'era arrivato l'ultimo, un grosso uomo barbuto, con tra le mani il martello e uno scalpello, chiese subitamente a don Peppe che s'incamminava:
—Perchè l'avete ammazzata, neh, don Pe'?
Lui rispose:
—Dimandatelo a lei.
E se ne andò tra la guardia di pubblica sicurezza e uno degli allievi carabinieri. L'altro si fece aiutare dai più coraggiosi e adagiò il cadavere in quella vettura che si trovava nel vicolo. Era diventato pallido il povero giovanotto; per la prima volta si trovava accosto a un morto.