—E voi l'andate a trovare?

—Sono tre settimane che non lo vedo, e questo gli farà piacere.
Lasciatemi andare, bella mia, buongiorno.

E tirò via col bambino in collo, trascinando per la mota della viuzza un lembo della gonna lacera.

In quel pezzo della via, soleggiato, lì dove un gruppetto di femmine s'era raccolto a ciarlare, trovò Nanninella che guardava curiosamente, con le manine sotto il grembiale, il panchetto d'un venditore di caramelle il quale si godeva il sole fumando la pipa, gli occhi socchiusi.

—Nannina!—fece la vedova—come ti trovi qui? Che fai?

La bambina le corse incontro, allegramente.

—Non si lavora oggi, la maestra fa festa, ce ne ha mandate via tutte, perchè lo sposo la conduce in campagna.

—Andiamo da Peppino—disse la vedova pigliandosela per mano.

Faceva un gran freddo, ma il tempo era sereno e la via asciutta. La bambina batteva ogni tanto i piedi a terra, per riscaldarsi, afferrata con una mano alla veste della madre che le covriva il pugno. L'altra mano aveva ficcata nella piega dello scialletto, alla vita. A volte, chinando la testa, passava il gomito sulla fronte per trarne indietro una banda di capelli che le veniva sugli occhi. Non voleva metter fuori la mano dallo scialletto.

—È molto lontano?—chiese, a un tratto, quando furono nella via larga di Foria.